— Chi volete? — gli chiesero.

— Il capitano, d’ordine della Regina. — rispose Riccardo.

Fu accompagnato alla cabina del capitano, il quale era in colloquio con un vecchietto dal muso di volpe e dagli occhi loschi. Nel vedere il giovane interruppero stupiti i loro discorsi.

— Chi siete e che volete? — disse il capitano con modi bruschi.

— Sono il colonnello Riccardo — rispose il giovane con accento reciso — preposto da Sua Maestà la Regina a capo dei Calabresi che avete qui condotto. Che voglio? Voglio che immantinenti se il brik ne è provvisto si provveda di cibo quella povera gente, o si vada in un porto vicino ove si possa esser sicuri d’imbarcarne.

— Non a me dovete rivolgervi, ma al signore — disse il capitano. — Io non ho altro obbligo che di condurre qui cotesta gente: il signore avrebbe dovuto provvedere al resto.

— Come si chiama il signore? — chiese Riccardo voltosi all’omicciattolo.

— Si chiama Castrone.

— Dunque, caro signor Castrone, avete inteso? Non è possibile che la Regina non vi abbia dato di che provvedere ai bisogni di quei poveri diavoli, e perciò...

— Io non debbo dar conto che a Sua Maestà — rispose il vecchietto dal muso di volpe — o ad un suo rappresentante. Avete voi una lettera, un documento qualsiasi che provi di aver voi il diritto di parlarmi in suo nome?