Un silenzio che era di stupore e di esultanza insieme per l’onore cui eran chiamati seguì alle parole di Riccardo.

— Direte a Sua Maestà che la vita di tutti noi è sua — rispose con voce solenne una delle ombre.

— Vi disporrete secondo la nostra antica usanza: due precederanno la lettiga di venti passi; otto cammineranno ai fianchi lungo i margini della via; altri due seguiranno; Curullo farà da caporale e vi comunicherà i miei ordini.

— Capitan Riccardo — rispose Curullo — io non voglio usurpare i diritti di nessuno; qui c’è un tale che è assai più vecchio di me; a lui tocca di far da caporale.

— Si faccia innanzi, dunque.

— Grazie Curullo, grazie — gridò una voce che fece trasalire capitan Riccardo. — Ah, non ne potevo più! Sono io, sono io, Pietro il Toro!

E il giovane si sentì avvinto da due ferree braccia.

— Tu, tu, Pietro? Dio sia lodato! — esclamò il giovane abbracciando il suo vecchio amico. — E di Vittoria, che n’è di Vittoria?

— Ah, Vittoria! — rispose Pietro il Toro con la voce incerta di chi si trovi in grande imbarazzo — che so io, che so io! Le femmine, perchè quella lì è pur sempre una femmina per quanto abbia un cuore che vale cento uomini, hanno certi capricci... Chi ne comprende nulla di quel che fanno?

— Ma vive, vive, sta bene?