VI.
Avevano percorso un buon tratto di strada e già al raggio della nuova luna che in parte diradava le tenebre appariva il mare lontano alla cui riva erano accampati i Calabresi. Le stelle incominciavano ad impallidire, a diffondersi verso oriente del chiarore annunciarne l’alba.
Un fischio che veniva dal fondo della strada riscosse Riccardo dai suoi pensieri. Quel fischio non gli era nuovo: lo riconosceva per averlo sentito tante volte nei boschi: era il fischio col quale le vedette o gli esploratori avvertivano di un imminente pericolo. La lettiga si era fermata.
— Pietro il Toro ha intravisto qualcosa di grave — mormorò il giovane. — Bisogna che io sappia.
Spronò il cavallo e passò senza fermarsi al lato della lettiga che era stata circondata da alcuni della scorta.
— Che è stato, Pietro, che è stato? — chiese appena giunto presso il suo vecchio amico.
Pietro il Toro non rispose in sulle prime: fissava un punto della collina al cui piede si svolgeva la strada. Di un tratto si rivolse a Riccardo dicendogli:
— Hai sentito?
Il giovane aveva anche lui volto lo sguardo alla collina folta di alberi.
— No — rispose — non ho sentito nulla.