Se vostro figliuolo è da voi fuggito, datene la colpa alla vostra rigidezza, & a quelle acerbe riprensioni che siete solita di fare a chi fallisce, non dovereste al mio giudicio riprender gli altrui falli cosi aspramente come fate, ma dovreste imitare i Medici, li quali sogliono mescolar non so che di dolce alle medicine amare: si come il carrattiero non tiene sempre la briglia a se ritirata, ma spesse volte con dolcezza la rilassa, cosi anchora si deveria verso de figliuoli esser alle volte indulgente, & non sempre star su quel vostro rigore, qual appena comportar potrebbe tutta la scuola Stoica: quei che non sanno sofferire le fragilità per imperfettioni puerili fanno veramente, come quelli che offesi dalle lambrusche lasciano altrui godere l'uve mature; anzi per darvi una similitudine forse piu accommodata dirò che fanno come quelli, che traffitti dalle Api lasciano alli altri il dolce mele: imparate imparate hormai ad esser piu piacente che non siete. Se la potentia irascibile troppo tosto si accende in voi, fate che anchora tosto si spegna; altrimenti io temo, che doppo che saranno fuggiti i maschi, non fuggeno anchora le femine, ilche a gran dishonore vi risultarebbe: ne so se gli poteste poi riparare con le vostre furie & istreme bizzarie. Io procacciarò per amore vostro per tutte le vie, che mi saranno possibili, ch'egli ritorni. & se aviene (come spero avenir debba) ch'egli ritorni, pregovi a mutar stile, & tenere miglior modo in governarlo, di quel che tenuto havete fin'hora. Di Correggio alli XX. d'Aprile.

ANGELA CASTRUCCI A .M.

Mi sono spesse volte maravigliata come comporti l'Episcopo vostro, che quel romito vestito di bigio publicamente predichi la parola d'Iddio essendo pieno d'impietà, tutto avaro, tutto hippocrita, & seduttore. Certamente si come Alessandro il Magno vietò per publico editto, che niuno havesse ardire di pinger la sua imagine fuor che Appelle, rappresentarlo in metallo, fuor che Lisippo, et intagliarlo in gemma eccetto che Pirgotele: cosi al mio giudicio si doverebbe vietare, che niuno predicasse Giesù Christo, eccetto quelli che con buoni fatti, lo isprimeno, intendo però ch'egli è stato molte volte essortato & ammonito ad abbracciar la vera pietà & lasciar la sua mala vita, ma tutte le ammonitioni sono state vane. credo io ch'ei sia simile a quella gemma detta Calazia, la quale anchora che si getti nel fuoco, ritiene però sempre la sua natia freddezza, ma non mi maraviglio già io ch'egli habbi tanto favore, quanto hà dal vostro parente, perche si come l'ambra tira à se la paglia, la Calamita il ferro, la Chrisocolla l'oro; cosi tiriamo a noi, & di buon cuore quei soliti siamo di favorire che sono di simiglianti costumi a noi: v'ho fatto volentieri questo discorso, accioche vi guardiate dalla sua pestifera dottrina, & dalla maculata vita; ne vi lasciate contaminare la candida vostra mente (si come fatto hanno molte sciocche) & qui fo fine al scriver mio, pregandovi non mi teniate perciò di mala lingua, ma piu tosto di amorevole natura. Da Lucca alli XX. d'Agosto.

BARBARA TRIVULZA A M.

Vi dolete meco per lettere, che i vostri figliuoli sieno ritornati a casa senza dottrina et senza alcuno bel costume, di che anch'io per l'amor che vi porto, assai, & non poco me ne doglio: l'è vero che non me ne maraviglio imperoche non vidi mai (al mio vivente) alcuno albero che facilmente non divenisse sterile, & si facesse tortuoso, mancandogli la debita cultura, non v'è alcuno si felice, & si sollevato ingegno che facile non sia al degenerare; mancandovi la buona & santa educatione. Niuno generoso cavallo obedisce volentieri al cavalcatore, s'egli prima non è con perfetta arte domato, noi habbiamo tutti naturalmente l'ingegno assai feroce se con saggi precetti & con virtuosa creanza non sia adomestichito & fatto mansueto: quanto la terra è di sua natura migliore, tanto più agevolmente si corrompe & guastasi, se nel coltivarla vi si usi alcuna negligentia; i buoni & felici ingegni se non sono ben disciplinati, scorrono ne vitij con maggior prestezza che non fanno gli altri. & che volevate voi ch'essi apprendessero di buono, ò di bello, stando alla villa del continuo sotto l'imperio del lor zio, di cui non nacque, ne nascerà mai il piu rozzo, piu ignorante, & il piu inhospital villano, sono i fanciulli come anche sono le materie molli, dove tosto s'imprime il sigillo. se qualche buona dottrina, & se qualche bel costume lor fusse stato insegnato, l'havrebbono appresso, ma non essendogli mostrato salvo che cattivi essempij come potevate voi sperar che riuscissero altri di quel che riusciti sono. Di Prolezza alli XIII. d'Aprile.

LUCRETIA MARTINENGA CONTESSA BECCARIA ALLA S.

Quando intesi che la virtuosissima vostra figlia era da questa vita alla celeste trappassata, subito pensai che tal partenza in cosi giovenil età vi fusse stata cagione d'insoportabil noia, & ad un medesimo tempo conobbi ch'era mio debito il consolarvi di si gran perdita, senza haver altro risguardo alla singolar vostra prudentia. ma non fece cosi subitamente, quel che dovea fare, perche piacquemi d'imitar i medici, li quali non porgono i lor rimedij quando l'infermità incrudisce & è in aumento, ma sol quando l'incomincia a declinare. io non volli porgervi alcuna consolatione a quelli primi movimenti pieni d'ira & di dolore, ma ho voluto aspettare che si fussero alquanto rimessi: hor finalmente pregovi dolcissima .S. à temperar il duolo, che tanto vi cuoce, & si v'afflige: anzi a prepararvi di gir dove ella dimora contemplando a tutte l'hore la faccia del nostro padre eterno: ella è veramente nel Paradiso, & voi piangete? ella giubila con gli Agnoli & festeggia insieme con le sante anime: & voi per lei vi tribolate? quasi che vi rincresca che lasciato qua giù il corporal velame, salita se ne sia à superni chiostri? quasi che vi dispiaccia, ch'ella si sia vestita di immortalità? Deh consolative signora, & non vogliate sminuire con le vostre amare lagrime, la sua eterna gioia: ma pregatela piu tosto che preghi per le nostre miserie, & supplichi il grande Iddio, che ne faccia hoggimai cittadini della celeste Gierusalemme. Di Pavia alli XV. d'Aprile.

SESTILIA A PERONELLA.

Non viene alcuno de vostri vicini in queste nostre parti che non vi dia colpa di crudele, poi che vi è si poco grato l'amore che M. Pamphilo vi porta: & perche lo ricusate voi per amante? non hà egli sempre servito a voi sola con somma fede conoscendo esser l'amore cosa indivisibile; non hà egli lungamente perseverato? non sprezza egli ogni cosa per voi? Il poverino, calamitoso sopra tutti li huomini si reputa quando accade che ò dal caso, ò dalla fortuna egli sia costretto di pensar ad altro che a voi. Quante volte m'hà sopra della sua fede giurato sol allhora felicissimo reputarsi quando lieta vi vede ò che almeno l'estreme parti delle vesti vi tocca brama d'havere tutte quelle cose che a voi appartengono, desidera l'honor vostro, non pò sofferir con pace di sentire parola alcuna che ad infamia resultar vi possa: sempre vi loda, & hà il suo volere al vostro conforme. Hor se questi espressi & evidenti segni non vi moveno a credere che di perfetto cuore vi ami; movavi almeno il vederlo per soverchio amore nel letto miserabilmente languire: ma mi potreste forse dire se egli è amalato n'è colpa l'intemperanza del mangiare ò le molte fatiche ch'egli sostiene nel cacciare, ò nell'uccellare: & io del certo vi affermo, che sol amore n'è potissima cagione, poi che tutta la scuola de medici Arabeschi confessa che chiunque per troppo amare inferma, ha gli occhi secchi & profondi, move frequentemente le palpebre & hà l'anelito interrotto: havete pur veduto tutti questi segni nella passata & nella presente infirmità, et anchora non lo credete? Ah crudel fera & per quanto tempo credete che amore potrà comportare questa vostra tanta arroganza? certo non passerà guari che vi pentirete, resterete un giorno dolente di questa vostra crudel natura, & farà che voi amarete quando altri vi haverà in odio, accenderansi in voi tutte le volte che lo vedrete, fiamme maggiori che non uscirno mai ne di Etna, ne di Mongibello: la faccia vostra diverrà rubiconda, terrete in lui gli occhi fissi, ne pareravi di veder faccia humana, ma divina: arderete per lui d'amore, abbruggiarete d'un calore che non fa strepito: & da gli occhi parerà che vi esca il fuoco. o come mi riderò io di voi, quando per amore vi sentirò trapassare tutte le notti & tutti i giorni che vi restano in acerbe querele: non poter patir voi medesima, ne prender alcun pensiero della vostra salute. oh come mi smascellarò io per le risa quando vedro che per amare non sia in voi piu alcun vigore, non esservi piu quel color di sangue che vi tingeva la bella faccia: que begli occhi che si rassimigliavano al Sole, non esser piu si chiari come solevano, & vederò bagnarvi del continuo le guancie non altrimenti che quando la neve si distrugge: l'ardore che si sentì al cuore Medea per Iasone ò Dido per Enea, fu nulla rispetto a quello che per lui sentirete (se lo spirito profetico d'Amor confortato in me non vaneggia) cosi sono trattate dall'Amore le ingrate & arroganti come voi siete, & di questo siavi detto a bastanza. considerate voi quel che vi si convenga fare, per non sentir d'Amore si crudeli stratij che v'hò dipinti. Fra tanto state sana, & me, che sempre vi fui fedelissima consigliera, & piu che me stessa v'hò amata, se potete riamatime. Di Palermo alli XXV. d'Aprile.

LUCRETIA GIGLI A M. F. R.