MARIA PERULA ALLA S. PORTIA FIESCA.

Non attenderò piu con quella diligentia che già soleva per sterpare dall'animo vostro quell'abhbominevol vitio qual in voi ogn'uno biasma & vitupera: & pur niuno lo sa correggere & emendare, conosco veramente che sì come alle percosse dell'aspide, non ci è altro rimedio che di resecar le parti, che dall'aspro morso tocche furono: cosi esserci alcuni vitij liquali sol con la morte risanare & toglier si possono: ne credo io d'altronde contratto habbiate questo vostro insanabil morbo che dall'assidua conversatione di vostro cognato, alla cui malvagità se vi si accompagnasse forza d'ingegno, ò peso di qualche auttorità operarebbe tanto male che le furie infernali si crederebbono essere men dannose: sarebbe l'aspide un inevitabil male se la natura non gli havesse dato gli occhi deboli & infermi: cosi sarebbe vostro cognato piu di qualunque fera nocivo & pestilente se le forze unite fussero al scelerato animo in molti homicidij & maleficij esercitato. & di questo altro non dico: sol prego Iddio vi converta a se & facciavi partecipe di quella infinita bontà per la quale tutte le cose rie doventano buone. Vengo hora a rispondere a quanto m'ha detto da parte vostra M. Lucillo, ilquale alli di passati pregomi mi volessi consigliare se giudicava ben fatto che ponessi vostro figliuolo alli servigi di qualche gran Prencipe. non vi ho risposto piu per tempo per non haver havuto commodità di fedel messo: hora vi rispondo, & dicovi che si come è pericoloso l'invocar i Demoni, percioche in tal cosa se punto si abbaglia l'è con gran pericolo dell'invocatore, si come avenne a Tullo Hostilio che fu dalla saetta percosso per haver errato dall'ordine scritto ne libri di Numa nell'invocar Giove: cosi vi dico esser cosa piena di pericolo l'haver comercio con i Prencipi co' quali conversando difficilmente schivar si puote che in qualche cosa non si erri. ecco il mio consiglio. beato lui se lo saperà porre in essecutione. state sana & lieta. Da Urbino alli XXV. di Marzo.

LAURA MELIA PICCINARDA ALLA S. SILVIA LOTERINGA.

L'è pur grande il dispiacere ch'io sento d'intendere che viviate in tanta maninconia & habbiate cambiato quel vostro benigno Giove nel maligno Saturno: non ridendo mai, non mai pigliando alcun solazzo ne divisando con gli amici delle cose che cottidianamente accascano, ma se pur vi piace d'imitar Pithagora nel serbar del silentio, perche non vi piace similmente di serbar quel suo divin precetto COR NE EDITO. Ilche altro dir non voleva salvo che macerar non si dovevamo, ne affligerci cotanto il spirito, dalla cui afflittione ne nasce la consuntione delle ossa, si come la sacra scrittura canta: desiderarei pur da voi sapere, qual profitto trar possiate dal starvene si dolente come a tutte l'hore fate. non sogliono gia star cosi quelle anime che sperano nell'immortalità, quelle anime (dico c'hanno Christo con esso loro) lequali anchora che col corpo sieno in terra, l'animo però loro sempre alberga et stassi in cielo d'onde ancho ne trasse l'origine sua: state, state, lieta, & lasciateci godere della vostra dolce conversatione, la quale apre il Paradiso a chi n'è fatto da voi degno. Di Cremona alli XX. d'Aprile.

PAULA CASTIGLIONA A M. LEONORA FORTEGUERRA.

Se vostro marito vi da alle volte delle busse, non è che voi non lo meritate, poscia che non havete alcuna consideratione di provocarlo a sdegno, & di conturbarli l'animo. Vorrei vi fusse nel cuor scolpito, quel simbolo di Pitagora. IGNEM GLADIO NE FODIAS. ch'altro non è che di non provocare li provocati a nova ira, & a novo sdegno, & alterar li animi già alterati. Se non havete rispetto a vostro marito capo & signor vostro, al quale, per la divina sententia siete fatta soggetta a chi l'havrete voi? sono stata piu volte per avvertirvi di ciò con mie lettere, ma il timore, di non dispiacervi, me n'ha fatto rimanere: mutate mutate hormai stile, che tempo n'è: voi non siete piu una fanciulla: hormai siete madre di due figliuole da marito, & volete tuttavia fanciullescamente operare? quale essempio piglieranno esse da voi? che odore darete del vostro governo alle vicine che con esso voi pratticano? So ben'io quel che odo dir de vostri mali portamenti, & quanta infamia vi si da della disubidienza che usate al vostro consorte: ma dove sono io entrata in questo pelago? non era gia di mia intentione di farvi hora questa riprensione, ben sapeva io che ascoltar non volete alcun mio consiglio per buono, fedele, & amorevole ch'egli si sia: questo ho io piu di una fiata con mia gran molestia isperimentato, & haveva giurato su l'agnus dei, di non farvene mai piu motto; ma l'ardente affettione che v'ho sempre portato; mi fa spergiurare & imprudentemente trapassare tutti que' termini che dall'ira persuasa circunscritti m'havea: consigliatamente fareste, se alle volte dessi udienza alle mie parole piene d'amore & di caldo zelo, hor qui faccio fine, & mi vi raccomando senza fine. Da Milano alli XX. d'Agosto.

MARIA PERGOLA ALLA S. LUCRETIA RAMBERTA.

Madonna Agnola mi venne l'altro giorno a visitare & infinite cose di voi mi disse, & fra molte, che io ne notai, & quasi che nell'animo scrissi & stampai: era d'haver voi mutato vita & essere alla sproveduta fatta chietina (come hoggidi s'usa di dire) & che v'erano cascate dall'animo incontanente tutte quelle rare attilature delle quali già tanto vi delettavate. Io non biasmo certamente la mutatione, migliorando voi conditione di vita, ma la biasmo solamente quando l'è si repentina che muova ogn'uno a maravigliarsene. Vorrei si facesse a quella guisa che fanno li Alberi l'Autunno liquali per la maggior parte a poco a poco si lasciano cadere le frondi, ne se ne spogliano ad un tratto & non come fa il sorbo che subitamente tutte le lascia andare a terra: ma poi che questa mutatione è fatta & vi siete posta in animo di voler imitar la Contessa di Guastalla prego Iddio ve la faccia imitare felicemente, come sarebbe imitando piu tosto le sue tante operationi, anzi che le faconde parole, che dalla sua santa bocca a tutte l'hore le escono, schivate quanto piu potete di non esser simile al Camaleonte, ilquale di sua natura ha grandissimo pulmone ne dentro v'è cosa veruna: molti ne trovo io, che a moderni tempi sono venuti sotto pretesto di religione, in grandissima reputatione, & pur in se altro non hanno, che una mera ostentatione, giattantia & vana fiducia di sue frivole opere di carità mal informate, & peggio animate: Di questa scuola non vorrei già io che voi foste per alcun modo essendo ciò congiunto con poca consolatione, & con istremo pericolo dell'anima vostra, fate pur vostro pensiero che la dottrina Christiana sia una certa santissima et purissima cosa nemica di ogni ostentatione & amicissima della simplicità & della schiettezza, & chiunque non si veste di queste rarissime qualità, dir si puo liberamente, ch'egli non sia Christiano, ma un scelerato hippocrito & un abhominevole Phariseo. & di questo sia detto a bastanza. Di Milano alli X. d'Aprile.

MINERVA CONTESSA BRAMBATA ALLA S. FELICE DA PRATO.

Hò inteso che senza niuna giusta cagione vi siete molto ristretta nello spendere & havete posto da canto quella vostra splendida liberalità; la qual sola ne separa et ne distingue dalli plebei & populari huomini: ne altro ci è veramente che meglio faccia conoscere l'animo gentile & nobile della vera liberalità: dico della vera per rispetto di alcune persone le quali non donerebbono un paio de cintolini se non ci fusse mescolato ò ambitione ò speranza di riccogliere piu che non seminò. Deh ritornate per mio consiglio alla liberalità: & rendetevi certa che si come la fava et il lupino non smagrisse mai il terreno dove l'è seminata ma piu tosto l'ingrassa, cosi l'huomo grato & del beneficio riconoscente, render sempre migliore la fortuna di colui da cui riceve: ma voi per aventura mi potreste dir esser gran difficultà l'abattersi alle persone de ricevuti beneficij ricordevoli. confesso che l'è difficulta alle persone sciocche et stordite, ma non a quelli che sono di perfetto giudicio si come intendo che voi siete. ma che dico io intendo? non l'hò forse piu di una fiata isperimentato? & chi vi conosce meglio di me? niuno certamente ne anche chi vi partori: schivate schivate questa infamia, fuggite cotal macchia perche troppo la si disdice a donna di si alto legnaggio nata come voi siete. Io vi hò scritto forse troppo prosuntuosamente. se cosi giudicate per mia sorte date la colpa al sviscerato amore che io v'hò sempre portato et porterò sin che vivo. Da Bergomo alli XX. di Agosto.