LEONORA GAMBERA DA GALERA ALLA S. FAUSTINA CALDORA.

Mi scrivete alli giorni passati che voi desideravate di accrescer famiglia et caldamente mi pregavate che io volessi fare ogni mio sforzo perche haver potessi quanto v'era in animo di havere: io in questo per confessarvelo liberamente non mi ci sono affaticata come forse espettavate, accorgendomi che il vostro peggio procuravi & non ve ne avedevate. non havete voi mai letto quell'antico detto, QUOT SERVI, TOT HOSTES, quanti servidori ci sono tanti nemici habbiamo? M. Francesco Petrarca che fu uno delli piu perfetti giudicij, & delli piu purgati intelletti c'havesse mai quell'età, era Solito di chiamare i servidori, Cani: & nel vero altro non sono che cani; poi che sempre ci rodono, & ci consumano. questi sono veramente quelli che rivelano fuor di casa i segreti nostri: questi son quelli per opra de quali, sono spesse volte i padroni avelenati: questi sono quelli, che contaminano l'honore & la fama delle nostre damigelle: questi sono quelli che rubandoci di continuo, a povertà molte fiate ne riducono; & voi tutta via andate cercando di empirvene la casa, & stanca non vi dimostrate mai se a tutte l'hore de novi servidori nelle vostre case non intromettete: fate .S. a mio modo, adoperatene quanto men potete: servitevi piu tosto con le vostre braccia anzi che soverchiamente aumentare il numero de perfidi & disleali servidori: direte forsi haver letto infiniti essempij dell'amor grande et della singular fedeltà ne servidori molte volte ritrovata: il che non vi niego, poi che anch'io hò letto de molti che si elessero di spontaneamente morire per conservare la vita de lor signori, ma hò anche piu d'una volta letto bruttissimi maleficij da servidori commessi: se alcun buono & leale si ritrova lo potete notare per cosa prodigiosa. Se l'età antica n'hebbe fu piu tosto per benignità de cieli che per lor buona natura: certa cosa è che a nostri tempi paionmi piu rari che i Corbi bianchi & di questo piu non vi scrivo attendete a conservarvi sana accio habbiate men bisogno dell'altrui servigio et il mio consiglio per utile & per buono approviate. Di Cremona alli XII. di Marzo.

LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIA ALLA S. FAUSTINA N.

In tutte le cose dolcissima signora che v'hò a miei giorni veduto fare hò sempre compreso in voi perfettissimo giudicio & incredibile prudentia & hora piu che mai saggia et prudente vi reputo poi che volendo rimaritarvi havete ricusato di ciò fare il mese di Maggio osservatione antica (per quanto leggo ne problemi di Plutarco) resta hora che voi operiate anchora come operar solevano le donne antiche, poi che vi è piaciuto d'imitarle fuggendo quel mese alli antichi tanto abbominevole, & l'operare all'anticha reputo io l'ubidire al marito in qualunque cosa che per voi possibile vi sia, preferendo i parenti di quello, a quei che vi sono di sangue congiunti, non provocandolo mai ad ira, mostrandovi sempre lieta nel suo cospetto, non havendo particolari amici, ma col marito communi, tacendo di più mentre egli parla & parlando mentre egli tace acciò si ragioisca (se per aventura fusse da maninconico humore oppresso) altro non essendo i dolci ragionamenti dell'amata consorte, che veri medici dell'animo perturbato: questo non dubito già io che voi non facciate sapendo la virtù del vostro gentilissimo spirito, qual tutti ammirano & lodano, & della natura si stupiscono, havendoci dato si rara & si leggiadra donna come voi siete: ne attorno a questo, altro vi dico, perseverate a far che tosto veggiamo i frutti di questo vostro felice congiungimento: & qui fo fine al scriver mio, ma non al raccomandarmi alla vostra buona gratia. Da Milano alli XXX. d'Aprile.

LA CONTESSA MADDALENA AFFAITA BIA A M. LUCIANA CARAFFA.

Quando a voi dolcissima sorella piacesse di pigliare marito si come desiderano tutti quelli che vi amano datecene aviso perche vi si provederà di consorte in cui saranno tutte le piu rare virtù che desiderar si possono vedretici il generoso spirito di Ciro, la temperanza del frugalissimo Agesilao, l'industria & diligentia di Temistocle, l'isperientia di Philippo Macedone, la saggia confidenza di Brasida & l'eloquentia di Pericle: ne in vero huomo d'altra conditione, à voi spirito gentil si richiede, poi che hormai havete conseguito in ogni luogo grido & fama della piu virtuosa fanciulla che a nostri giorni si conosca. Datime adunque di ciò aviso, & questo quanto piu tosto per voi si possa: non desidero io cosa alcuna con maggior vehementia che di havervi habitatrice di questa nostra città di Milano; se non per altro, almeno acciò che siate a noi un'essempio di vera et singular creanza, a questi tempi ispetialmente che tanta carestia ce n'è che di niuna cosa più. Deh risolvetive tostamente, & nella forma che io piu vorrei se desiderate fare, & me, che cordialissimamente vi amo, & altri, che con bramoso affetto vi desiderano, beati, & sopra tutti i mortali felicissimi reputarsi. Dalla Gerola alli XX. di Maggio.

CLARITIA BONELLA A M. CLITIA FORNARA.

Della maledicentia di Clara, vostra vicina, poco hormai me ne curo sapendo ch'ella si pasce di mal dire a quella maniera che si pascono le coturnici di seme velenoso: ne per lei sono io rimasta di venire ad alloggiare dove soleva, sendo mia usanza d'imitare le Cicogne le quali (quantunque in luoghi remoti vadino) ritornano però sempre alli medesimi nidi: & perche io le sia alcuna fiata stata absente, non crediate per ciò, che io molto bene non la conoscessi. sempre hebbi io sospetta l'amicitia sua, ne mai di lei mi fidai. non vi soviene forse d'havervi io piu volte detto che la rassimigliava alli Serpenti della Siria li quali, sol alli forestieri sono dannosi & a paesani benigni: ma sia come si voglia. questo vi dirò ben'io, ne lo tacerei se credessi di scoppiare che di voi molto mi maraviglio che li diate si attenta udienza tutte le volte ch'essa hà voglia di lacerare l'altrui fama con la sua pestilentissima lingua non siamo quelli che nutriamo i maledici col prestar loro si grata udienza. à Dio siate. Di Vicenza.

LODOVICA ZILIOLA A M. LUCIA PERGOLANA.

Brutta fama (se nol sapete) si sparge per ogni luogo de vostri figliuoli, ma che state voi a fare con la vostra lingua piena di rara facondia che non li instigate alla virtù & alla immortalità proponendoli quelli che per ben operare meritarno le statue? narrategli cotai volte, quando siete da soli à soli, della virtù di Sesostre Re dell'Egitto, del magnanimo ardire di Armidio & di Aristogitone, di Tito Corruncano, di Conone Atheniese & di Horatio Coclite: raccontategli quanto si legge della dottrina di quelli le quali meritarno d'havere statua del publico, à cotesto modo forse li risvegliarete da si profondo sonno, & se la debol lor complessione non comporta che si dieno alli esercitij militari, diensi almeno alle lettere pel mezo delle quali, tanti sono divenuti famosi & in gran pregio tenuti; riducetegli à memoria quanto stimasser già li huomini litterati Gordiano Imperadore, Alessandro Magno, Adriano, Tacito Imperadore, Augusto, Giulio Cesare, Vespasiano, Alessandro, Severo, Antonino pio, Sigismondo, Carlo septimo Re de Galli, Nicolao pontefice V. & il Re Ferdinando. Non mancate del debito vostro per quanto potete acciò non intravenga a voi come intravenne ad Herode Attico, il quale essendo huomo nelle lettere & nel giudicio senza paragone, hebbe poi un figliuolo si stupido & alli studi inetto, che mai per opra di alcun perfetto maestro non puote apprender pur l'Alphabetto: Iddio vi consoli. Di Ferrara alli III. di Gennaio.