CATHERINA CONTESSA NUGAROLA A M. ANTONIA N.

Non hebbi mai a mei di la maggior allegrezza che di haver inteso che per vostro mezo si sia fatta la pace tra vostro marito & li nemici suoi: ogn'uno per questo ammira il vostro gran valore, & degna vi reputa di qualunque corona: Plinio ne annovera ventidue che solite erano di darsi da nostri antichi, per ricompensa della virtù & per scacciar dal petto nostro la pigritia. voi veramente ne meritereste due volte tanto: à me certo parerà sempre fin che il lume dell'intelletto non mi venga abbarbagliato, che voi per questo generoso fatto siate piu degna di triumpho che non fu Attilio, Calatino; Gn. Domitio: Livio Salinatore, Paulo Emilio & Marco Aquilio, li quali triumpharno delli Sardi, delli Arvergnacchi, delli Illirij, delli liguri, & di Aristonico Re: l'è stata veramente una impresa molto gloriosa & altri che voi, non la poteva fare perche paragone non havete di giudicio, di destrezza & di prudentia: Iddio da mal vi guardi & vi prosperi in tutti li successi vostri. Da Verona.

FLAVIA LAMPUGNANA A M. DOROTHEA APPIANA.

La bellezza di vostra figlia & non altro, è stata cagione della nimistà novellamente nata fra M. Piero & M. Andrea vostri vicini, a quella guisa veramente che Lavinia con i suoi dorati crini, et con le rosate guancie, suscitò la gran rissa che nacque fra Turno & Enea: & credo fermamente ch'ella ne susciterà delle altre, se celata non la terrete da gli occhi de lascivi risguardatori al che vi esorto, & quanto posso vi conforto: hò voluto avisarvi di questo, acciò vi guardiate da scandali & da dishonori: state sana che Dio sempre vi feliciti & in lunga prosperità vi mantenga. Da Casal pusterlengo alli XX. d'Aprile.

HONORATA PECCHI A M. GIULIA MANFREDI.

Io hò procacciato per vostra figlia un marito di tanta bellezza quanta fu già Ganimede scudier di Giove et credo che s'egli fusse stato in que tempi, quando la Luna si innamorò del pastore Endimione molto piu spesso ch'ella non faceva, havrebbe abbandonato il cielo per descendere nel monte Lathmio à bacciarli le colorite labra: egli è vero che non è molto ricco, ma questo non so io se molto vi importerà poi che si dice per comune proverbio chi nacque bello, non nacque mai povero. avisatemi se volete che la prattica vada avanti. Di Roma alli VI. d'Aprile.

HIPPOLITA BORROMEA A M. VERONICA BIANCARDA.

Mi par strano, che tutto'l di non facciate altro che disordinar la vita vostra, & poi vi maravigliate se hor v'infesta la stranguria, hor la pneumonia, & vi maravigliate se piena siete di furunculi, di lepra & di chiragra. duro vi pare se la tossa sempre vi annoia se il calcolo vi crucia, se la cephalea vi tiene oppressa & se la lienteria vi ha per assediata; credetelo a me, che l'intemperanza è stata sempre cagione che ne corpi nostri si sieno suscitati tanti et tanti diversi et monstruosi morbi, quale è vi prego quella parte del corpo nostro per minuta ch'ella sia; che da qualche infirmità occupata non si vegga? non patono gli occhi la lippitudine la lagophtalmia & le leucomate? non pate la faccia, le lichene, non pate il naso il polipo? non sono infestate le palpebre dalla psorotalmia? & tutto questo ne aviene pur per l'ingordigia del mangiare & per non haver alcuna continenza: non senza causa scrisse Seneca. PLURES INTERFICIT GULA, QUAM GLADIUS. Quanti n'ho io conosciuti liquali erano Apoplettici, Auriginosi, Asmatici, Alsiosi, Letargici, Tetanici, Verternosi, Verrucosi, Ptisici, Idrocephali, Opistonici, Icterici, Frenetichi, Epiphoretichi, & Ischiadici, liquali sol per la temperanza del vivere, si sono talmente risanati come se mai non havessero havuto ver'un male. Siavi adunque questa la via, non sol di risanarvi, ma anchora di preservarvi: lasciate star gli appetiti, anzi soggiogateli alla ragione: non mangiate salvo che cibi generativi di buon sangue, & di ottimo succo. Lasciate tanti frutti, tanti intingoli & tante salse; lequali vi creano nel corpo mille oppilationi. io vi prometto che se farete a mio senno, non ve ne pentirete mai. Iddio da mal vi guardi. Di Piacenza alli III. d'Aprile.

LA CONTESSA DI GUASTALLA A M. CHIARA ET A M. LAURA MASIPPE.

Dolcissime figliuole, hora si che io conosco esser vero che per fama innamorar si possa; poi che la modestia vostra congiunta con infinita pudicitia fanno che di voi per tutto si sparga un soavissimo odore; & che ogn'uno vi ami, & di voi parli honoratamente, & faccia giudicio che le anime vostre sieno veramente del picciol numero delli eletti di Dio sendo quelle ornate di tanta religione & di tanta pietà quanta esser odo. Non viene mai alcuno di Vinegia, in queste nostre parti, a cui non dimandi incontanente che fanno le fanciulle Masippe? egli vero che sieno si affabili & si pudiche? si belle & si honeste? si giovanette & si colme di senil prudentia? egli vero che sieno si ben create, & piene di gratissime maniere con una dolcissima favella? & ogn'uno mi afferma esser molto piu di quel che la fama risuona et di quel che il grido per ogni contrada con vostra eterna gloria se ne porta. Allhora io benedico il celeste padre che de suoi doni v'habbi si grandimenti arrichite, & lodo voi, del non haver fatto resistenza a lo spirito santo, d'haver aperto i seni vostri a ricevere le divine gratie, lodo etiandio la virtuosissima vostra madre, che v'habbi nodrite & allevate in tanta purità di cuore senza escluderne punto la leggiadria & la vaghezza che in voi a tutte l'hore riluce & fa di santa invidia avampare tutte le fanciulle della città vostra. O ben aventurate anime, per la molta intelligentia che Dio vi dette & risguardevoli corpi, per la molta proportione; misura, & ordine che in essi (per quanto intendo) chiaramente si vede, ma quanto sareste voi però piu felici se nella santa compagnia nostra a Dio vi piacesse voler servire & a lui del tutto dedicarvi. oh come vi si accenderebbe il cuore del divino zelo: oh quanto fervore vi nascerebbe nel gentil animo veggendo la mortificatione delle vostre membra, & l'innocentia de vostri casti petti: ma perche penso in brieve di vedervi col corpo, si come a tutte l'hore col spirito vi veggo, non dirò piu oltre. Iddio da peccati vi guardi insieme con la S. V. madre. Di Milano.