LUCRETIA MASIPPA ALLA S. CAMILLA PALAVICINA S. DI CORTE MAGGIORE.

L'e' si grande S. la consolatione c'ho sentito nel vedere Piacenza, Cremona & altre terre, che lungo l'altiero vostro & famoso Re de fiumi giacciono; che m'è venuto voglia di gir sempre vedendo il mondo; & certo lo farei se l'amore che porto alle mie figliuole, & il timore di non esser tenuta instabile, & vagabonda, non me ne spaventasse. & chi sa che la peregrinatione non facesse forse in me, quell'effetto, che gia fece in Ulisse? cioè non mi facesse divenir assai piu prudente di quel che sono veggendo tanti vari costumi de popoli: hora si che io vorrei esser huomo & non femina, per potere ispeditamente gir ovunque mi piacesse. molte per certo anzi infinite sono le cose, lequali desidero vedere pur che lecito mi fusse senza riceverne biasmo alcuno. Vorrei primieramente vedere la bellezza delle donne Inglese, & udir la dottrina delle dotte figliuole del gran Thomaso Moro. Vorrei vedere la politezza delle femine di Olandia, & intendere per lor bocca, come faccino per haver si belle tele come hanno. Vorrei imparare que sottili lavori delle Fiamenghe. Vorrei vedere se le Alemanne sono anchora si ardite come già erano quando fecero con vergogna de lor huomini resistenza alle nemiche squadre. Vorrei vedere se elle sono dell'honore si amiche, come già furono quando doppo la vettoria di Mario, per non ricevere dishonore, s'impicarono per la gola. bramo vedere il grato trattenimento delle donne Francese & di far riverenza a quella virtuosa & cortese Reina di Navara, che m'ha si fattamente il cuore innamorato che ad altro piu non penso che ad imitare le sue sante pedate. Se lecito mi fusse di gir dove la voglia mi sforza & mi sperona, farei concorrenza al padre Libero, che peragrò gia tutto'l mondo. Vorrei vedere se l'è vero che presso di Sijene si adori per Iddio il pesce, & in Ambraccia una Leonessa per havergli già ammazzato il Tiranno, & restituito lor, l'amata libertà. Vorrei sapere se vero fusse, che li Delphini adorassero un Lupo, & se presso li Lacedemonij sieno rizzati nobilissimi Tempij al timore, al riso, et alla morte. Vorrei saper se l'è vero che li Trogloditi adorino le Testugini, & molte altre cose, vorrei vedere quai desidero sovra modo & di questo desiderio ne siete voi stata la potissima cagione, poi che sviatami l'anno passato di Vinegia, con quelle vostre dolcissime parole & belli modi, foste cagione che io vedessi tanti ameni luoghi & tanti ben culti giardini a mio grande agio contemplassi. Vi hò voluto notificare per lettere questo mio novo desiderio, accio che voi col vostro sollevato ingegno, & grave giudicio, m'insegnaste la via, & il modo, di sodisfare a quanto desidero, senza dar macchia ò fregio alla donnesca reputatione, laquale sempre mi fu et essermi deve cara piu che la luce de gl'occhi miei, & quando pur per voi sporto non mi sia quello consiglio che si avidamente ne aspetto, hò deliberato nell'animo mio, provedermi d'un Tolomeo, d'un Strabone, di un Po: d'un Mella, d'un Solino, d'un Dionisio, d'un Plinio, & di quel Stephano che gia si dottamente scrisse del sito della Grecia & chiudermi con le mie figliuole nel mio studio, & quivi dolcemente trastullarmi: & chi sa che forse non mi venga fatto di poter un giorno in tal materia recar qualche luce a studiosi; come già è avenuto a quella gentil Signora Sforzesca, laquale per leggere studiosamente quanto della quiete dell'animo, fu da Plutarco & da Seneca scritto, ne ha poi dato quel bel libro della vera tranquillità c'hoggi non senza gran profitto & contentezza si legge da ogn'uno. & qui fo termine al ragionar mio, pregandovi a scrivermi con quella humanità, che solita siete di fare. Certamente quando veggo le vostre lettere piene di spirito, di maestà & di singolar elegantia, parmi leggere il libro della vita, ove descritti sono tutti i nomi delli eletti a gloria eterna. State sana che Dio vi consoli, & sempre essalti la vostra molto illustre persona. Di Vinegia alli XXIII. di Settembre.

Le mie obedientissime figliuole, con la dovuta riverentia, vi salutano & come Idolo beato insieme con esso meco vi adorano.

LA DUCHESSA D'AMALPHI A M. CLARITIA B.

Infinito piacere ho ricevuto intendendo che vi siete data alli studi, di che lungo tempo ho dubitato non faceste mai, per esser voi delle lettere assai piu nemica di Licinio Imperadore, di Philonida Melitense, di Eraclide Licio, & di Britanione: ma lodato Iddio poi che raveduta vi siete del vostro fallo. Oh qual dolcezza sentirete volgendo sossopra per l'avenir hor questo hor quell'altro bell'auttore; nella qual cosa imitarete le Api lequali, da varij fiori varij succhi raccogliono et col loro spirito gli mutano & digeriscono, altrimenti non farebbono il mele: trasformarete anchora voi in vostro uso ciò che presso di quelli leggerete, & talmente imitarete i buoni auttori che doventiate simili a quelli non come imagine dipinta, ma a quella guisa, che noi veggiamo i figliuoli rassimigliarsi a padri, sappiate che si come di diverse voci consiste il choro, cosi dalla mescolanza di varie discipline, consiste la vera eruditione: ma non vi si scordi già per alcun tempo se ben dotta pensate di voler doventare, che si come il cibo che nuota nel stomaco, non è cibo, ma un grave peso, tramutato poi trapassa in sangue & ne porge vigore, cosi accadere a punto nelle Dottrine. bisognar ben quelle masticar, ben digerirle, & non lasciarle cosi solide nella fantasia: ma pazza sono ben'io a volervi di ciò piu diffusamente ammonire conoscendovi tutta ingegnosa, & tutta piena di spirito: taccio poi della felice compagnia nella qual siete, atta a disciplinare et far erudita la rozza Batavia con l'inculta Beotia. state sana & lieta & attendete a l'incominciata impresa, nella quale (se lo spirito prophetico, in me non vaneggia) havete da riuscire maggiore assai di Damisella Trivulza, di Cassandra Fedele & di Isotta Nugarola: d'Amalphi alli XIII. di Agosto.

LUCRETIA RELOGGIA A M. ANDROMACA.

Mando a V. S. il presente lattore per intendere se l'è vero che il cielo alli di passati apparito sia sanguinolento si come apparve già quando il Re Filippo assalì la Grecia. Se l'è vero che sieno appariti tre Soli si come apparvero essendo Consoli Sp. Posthumio & Q. Minutio: s'è detto di piu qua da noi, che si sono uditi sensibilmente alcuni strepiti di arme a quella guisa che si udirno nella guerra Cimbrica: avisatime (vi prego) di quanto vi richieggo sapere, perche ne sto molto ansiosa & temo che qualche gran calamità non venga a la sproveduta sopra de capi nostri. temo (per dirvi il vero) che li peccati nostri non habbino passato il segno di remissione, & che Iddio de vostri falli (come meritiamo) non ci punisca: preghiamo Iddio che habbia pietà de nostri errori, & con esso noi usi la sua clementia & lasci da canto la giustitia. Fate che il messo mio non ci ritorni senza vostre lettere, le quali pienamente del tutto me informino. Di Padova alli XXV. d'Aprile.

ALVIGIA ASINELLA A M. LEONORA BOLLA.

Io non so quel che mi debba dir del vostro cervello, il quale regger non puo ne alla buona, ne alla rea fortuna. paretemi veramente simile a un corpo infermo, ilquale non puo tolerar ne caldo ne gelo. doverreste pur sapere che si come l'Api dell'amarissimo Timo, raccogliono soavissimo mele, così le persone savie sogliono dalli affanni, & dalle tribulationi sempre trar qualche utilità: è da pigliar sempre in buona parte ciò che fuor dell'aspettatione ne aviene. ma voi fate appunto come fanno i fanciulli, liquali se di un minimo solazzo privi sono subitamente risolti in amare lagrime sprezzano ogni altro piacere & commodo. Voi certamente per un poco di dispendio vi convertite in dispiacere quanti bei commodi v'habbi & natura & fortuna dati. Deh ratemperative hormai & mostrare il valor del cuore, poi che v'è ne data si bella occasione; non ammirate tanto l'altrui fortuna c'habbiate in odio la vostra: non fate come fanno gli adulteri, liquali invaghiti delle altrui mogli sprezzano le loro; contentative della vostra sorte. Di Piacenza alli X. di Gennaio.

LEONORA FIASCA A M.