Io intendo sfacciata meretrice, che tu hai ardimento di violar con la tua maledica & fracida lingua, l'honore che m'ho acquistato, stando tanto tempo rinchiusa fra i termini d'una picciola cameretta; menando vita dura & parca, con l'ago & col fuso provedendo a miei bisogni, & non dandomi in preda mai ad alcun vano amadore come tu sempre facesti, da che uscisti dalle fascie. Era Messalina moglie di Claudio men di te impudica. Fu men sfacciata di te Galvia Crispilina, & hai ardire di morder l'honestà mia. Credimi pur che se per l'avenire non te ne astieni ti farò un mal scherzo, di pur di te, & lascia star gli altri. Di Milano.

LA CONTESSA TASSONA PETRATTA ALLA S. ISABELLA TASSONA BELTRAMA.

Il dolore che sentito havete & del continuo sentite per la morte del S. Giannoto vostro amorevolissimo Padre, & mio honorato parente, mi fa star si mal contenta che ne di giorno, ne di notte, posso pel gran cordoglio liberamente respirare; & fra me stessa sovente dico quanto mal si puo dir della morte, la maledico, la biastemmio, & me la imagino per la piu horrida cosa che imaginar si possa: hor mentre in questo contrasto sono, & fra me stesso con i miei duri pensieri combatto: ecco che io sento una celeste voce che al cuor mi parla con tacita favella, & si mi dice, che piangi? che ti duole? di qual cosa t'attristi tu? forsi perche il S. Giannotto hà cambiato vita mortale per haverne una immortale? hà mutato un'albergo terreno, per possederne un celeste? Ah sciocca che sei & invidiosa delle sue perpetue consolationi: non ti avedi che con queste lagrime & con questi vani lamenti perturbi le dolcezze ch'egli nel cielo gusta? con questo pensiero presi io la penna in mano, & deliberai di volervi con mie lettere supplicare a darvi anchora voi pace, a rasciugarvi il delicato viso, et al tutto consolarvi, & cosi ve ne prego quanto piu pregar ve ne posso: mala cosa potrete voi reputar signora Isabella la morte sendo dalli antichi nostri detta esser ministra di giustitia, porta di salir al Cielo, scala di doventar immortale, & unico riposo delle nostre miserie? non dice l'Apostolo che beati sono i morti? & rendendo di ciò la ragione, dice perche riposano dalle fatiche loro: il S. Giannotto. adunque riposa & voi vi inquietate i spiriti, & voi di si mala maniera vi tribolate? Deh non piangete più. à che proposito versar tante lagrime & mandar fuori del petto tanti dolorosi sospiri: se vostro Padre il quale prima di voi nacque, prima di voi è anchora morto: s'è servato in questo la legge della natura: volevate forsi morir prima di lui. havendo Iddio nella sua imperscrutabil mente determinato di trarlo a se prima che trahesse voi? quando egli vi fu da Iddio dato per padre, vi fu dato con tal conditione, ch'egli era mortale & che padre non vi sarebbe salvo che per tanto spatio di tempo, quanto egli v'è stato: solo Iddio ci è padre perpetuo & eterno: i padri carnali ci sono dati a tempo. se insin'hora hà fatto verso di voi ufficio di padre pensate che hora essendosi partito da questo mondo avanti a voi, come anchora era cosa lecita, & honesta farà ufficio di foriere, & vi apparecchiarà nelle celesti stanze commodo & honorato albergo & come credete voi ch'egli morisse contento, ramentandosi d'haver sempre vissuto honoratamente & da huomo che Iddio ami, tema, & di perfetto cuore riverisca: con quanta consolatione credete voi che trapassato sia, ricordandosi d'haver voi prima, (qual amò sempre tenerissimamente) a si nobilissimo cavagliere collocata. Sono anchora piu che certa che di gran contentezza gli è stato, il morire fuor della patria per non veder le lagrime de suoi cari parenti, & per non udir i singhiozzi de suoi fedelissimi vasalli, i quali amava & consigliava non da padrone, ma da vero padre, non da Tiranno, ma da vero & legittimo possessore. Forse che a voi rincresce perche l'è morto in Ancona, & non a lo stato suo ò vero nella delitiosa Napoli: & io vi dico ch'egli non poteva morire in piu accommodato luogo, accioche facilmente in ogni luogo si risapesse il suo felice trappasso: qui voglio far fine al mio scrivere acciò non paia che io mi diffida della vostra prudentia, ne voglio piu piangere, accio non si creda che io dubiti di non vederlo al novissimo giorno risuscitato. Di Ferrara nelle nostre case alli XXV. di Ottobre.

GIULIA GONZAGA CONTESSA D'ARCO.

State fanciulla mia quanto piu potete dalli huomini nascosta: celatevi a tutte l'hore dalli occhi de belli et impudichi amanti, li quali, à guisa de Basilischi & Catoblepi sol con l'aspetto uccidono le semplici & mal accorte fanciulle: non vi curate che si spargi fama della vostra corporal bellezza; curatevi sol che di voi si dica che savia & pudica siate, & che proposito vi habbiate l'honestà davanti alli occhi per unico segno di tutte le vostre attioni. Io non vi saprei mai darvi il miglior rimedio, ne porgervi la piu singolar cautela, che di star lontana dal fuoco non volendo abbrucciare: attenetevi a questo medicamento, che fedelmente vi dimostro poi che d'altro migliore non vi so provedere, colpa veramente della miseria humana c'ha si scarsi i rimedij a suoi mali: i Cervi col mangiar del Dittamo si fanno uscire le saette dal corpo, & se dal Phalangio son percossi si medicano mangiando de Gambari, le lucertole offese da serpenti, ricorrono ad una certa herba lor molto amica, et tosto rimediano alle ricevute offese: le Rondinelle soccorrono alla cecità de lor pulcini con la Chelidonia: le testugini col mangiar della Cunila fortificano le forze contro de Serpenti: le mustelle con la ruta si confortano, pria che dieno la caccia a topi: le cicogne pigliano vigore dall'origano: li porci selvatici dall'ellera: i serpenti dal succo del fenocchio: i dragoni dalla latuca selvaggia: le Pantere si aiutano con le feci humane; l'Elephanto con l'herba detta camaleonte: li orsi lecando le formiche: la palumbe, i Merli le perdici, & le cornacchie con le frondi dell'alloro si medicinano: & noi soli nel riparare alli danni che n'arrecano le facelle d'amore, siamo prive di ogni consiglio & di ogni argomento contro qualunque vitio si puo virilmente a viso aperto contrastare: ma con la lussuria non con altre arme, conviensi combattere, che con prestissima fuga: qui bisogna volgere le spalle se vincer si vuole: ne crediate già che dishonorevole sia cotal fuga. se aviene carissima figliuola che pungere vi sentiate il cuore da stimoli amorosi, recatevi subitamente per la memoria quelle pungenti spine che trafissero il cervello al Redentor del mondo: recative per la memoria quei acuti chiodi co' quali fu confitto sul legno della Croce il fattor del cielo, & della terra: forse che con simili contemplationi raffreddarete i riscaldamenti della carne: miglior consiglio non vi saprei io dare (se del mio corpo uscita foste) accettatelo adunque con quello affetto che io vel porgo; & ponetelo in essecutione senza farvi sopra alcuno indugio, & me amate. Di Piacenza alli XX. di Agosto.

FRANCESCA VIDASCA ALLA ILL. S. POTENTIANA CONTESSA D'ARCO.

Io mi sono infinitamente rallegrata, udendo che partorito habbiate un bello & dolce figlio: raguagliata poi che io fui dell'hora ch'egli nacque incontanente mandai per dui miei famigliari, nelle Astrologiche divinationi piu periti & instrutti di Apollonio Tianeo & di quel Conone da Virgilio ne suoi versi pastorali mentovato & feci lor fare la natività del ben nato fanciullo: & senza alcuna controversia ritrovorno ch'egli sarebbe & piu bello & piu casto di quel Cesto, la cui bellezza & castità descrisse già Martiale dicendo QUANTA TUA EST PROBITAS, QUANTA EST PRAESTANTIA FORMAE CESTE PUER, PUERO CASTIOR HIPPOLYTO? ritrovarno di più che egli non sarebbe men bellicoso & martiale di Pirro ò di Leonida: non hò io adunque ragione di rallegrarmene? Attendete pur voi S. Contessa a far il debito vostro, procurandoli balia honesta che non s'imbriachi, & che non sia nella lingua dissoluta & licentiosa: quando sarà poi tempo ch'egli si ponga sotto la disciplina et de litterati precettori & alli essercitij cavallereschi tutto si applichi; non dubito che l'Illustre C. Sigismondo non faccia quanto se li converrà di fare perche sostenga l'honor della casa d'Arco: ne altro dico. Iddio vi conservi tutti in lieta sanità & faccia sempre si felicemente prosperar i casi vostri, come io di perfetto cuore il bramo, & a tutte l'hore il desidero. Di Trento alli XX. del presente.

CATHERINA LANDESA TRIVULZA ALLA S. PAULA SCOTTA CONFALONIERA.

Alla venuta del Prencipe di Spagna (se altro non occorre che ci impedisca) farassi recitare una bellissima Comedia, nella quale (se il mio giudicio non m'inganna) vi saranno Istrioni & recitatori non men faceti & piacevoli di quel Stephanio chiamato da Svetonio togatario, percioche fu il primo che recitasse Comedie con la toga: ma che dico io di Stephanio? vi saranno recitatori da far vergognare Rubrio, Cilisco, Theocrine & quel Castore di cui favella Horatio nelle sue Pistole dicendo AMBIGITUR QUID ENIM CASTOR SCIAT AN DOCILIS PLUS. Il soggetto della comedia è bellissimo, pieno di varia instruttione, à tal che io giudico che non s'ingannasse punto colui che disse che la comedia era maestra della vita nostra, anzi uno specchio, nel quale rappresentavansi non sol le astutie & furti servili, ma dipingevansi anchora li inganni delle meretrici, i brutti vantamenti de soldati, la falsa religione de mali preti, & mille altre cose, atte all'humana instruttione piu di qualunque altra sorte di Philosophia: di che disponetevi di venirci a trovare, che niuna piu grata cosa ci potreste al presente fare. state lieta. Da S. Fiorano alli XII. di Novembre.

GENEVRA VILLA FUORA A M. PETRONIA VERERA.