Intendo che giorno & notte vi lagnate, & fate gran querele contra di Amore, perche l'amante vostro, v'ha si repente abbandonata & ha collocato l'amor suo in piu nobil luogo di voi: sopportate patientemente questa maschile inconstantia, non fu mai che gli huomini non fussero pieni d'instabilità & di leggierezza, ma che fareste voi se lasciandovi, si havesse preso qualche rognosa furfantella, al che fare non fu forse molto lontano? egli s'ha preso una giovinetta per amante; la quale, non vide mai camiscia d'huomo, l'è piena di modestia, ha un'animo regale, una persona svelta, non credo che Diana l'havesse piu disciolta: l'è di sangue illustre, si che datevene pace, & consolate il cuor vostro, con l'essempio della simplice Ariadna, dell'infelice Dido, & della mal'aventurata Philide, & perche figliuola mia siete anchora tanto giovane, che facilmente potreste un'altra fiata incaparci, guardatevi da questi giovinacci spensierati, io vi so dir che la ci frulla: non dico piu per non esacerbare il dolor vostro. chi vi fece il duro colpo quel anchora vi risani.
Dalla Mirandola alli XXV. d'Aprile.
CATHERINA SUSIA A M. GENEVRA SORANA.
Mi è sommamente ricresciuto del travaglio di M. Lelia; ma suo sia il danno, non le dissi io sempre, che quella sua creata le farebbe poco honore? duolmi del caso occorso, & della infamia, nella quale è publicamente caduta. ma cosi se le potesse rimediare all'honore come facilmente si rimedierà che non perda la dote. L'è vero che le leggi ordinarono che qualunque donna sia convinta d'haver dato ad alcun huomo, che marito non le dia pur un bacio non che altro, perda la dote: ma l'è similmente vero, che sel si puo provare, che'l marito sia stato consentiente per alcun tempo alle dishoneste voglie della moglie, non la puo in modo alcuno perdere. hor questo proverassi agevolmente, si che consolate M. Lelia da parte mia, & a voi mi raccomando. Dalla Mirandola alli X. d'Agosto.
MARGHERITA DELLI UBERTI STANGA A M. B. R.
Non mi piacque mai che lungamente habitaste in queste contrade, dove tante meretrici sogliono, non senza contagione delle honeste femine habitare, se l'uva frauda guasta l'uva sana, che le sta al dirimpetto; quanto peggio averrà a quella giovinetta che vedrà a tutte l'hore gli dishonesti & lascivi abbracciamenti delle vicine? se una pecorella rognosa, è atta a contaminar tutto 'l gregge, che speraremo noi di si morbosa conversatione? & forse che a queste vostre vicine, basta tener la vita da triste, & lussuriose, se anche ne nomi le antiche triste non imitano, rebattezandosi & in luogo di Maria, Francesca, Orsola, Helena, & Antonia. Chiamarsi Glicerio, Phrine, Taida, Flora, Lida, Philena, & Callidena. per mio consiglio adunque levatevi di cotesta vicinanza, imperoche non mancano a nostri tempi, chi sappia far l'ufficio di Dipsa: che fuggiva da Ovidio per i suoi ruffianesimi nelle sue Elegie flagellata; non ci mancano delle Hilarie, de Crobili, de Cinnari, & de Siloni, nel ruffianeggiare sommamente esperti et dotti, si che levatevene quanto piu tosto potete, schivate i pericoli che vi soprastanno, se non volete essere sprovedutamente pressa state sana che Iddio da mal vi guardi. Da Cremona alli X. d'Agosto.
MADAMA LA GRANDE A M. GALERANA DA FAENZA.
Per le vostre lettere ho inteso quanto mi scrivete della vostra indispositione: dogliomi che nell'arte della medicina non habbia fatto maggior profitto: che tutto lo dispensarei in beneficio vostro: pur io vi darò quel consiglio che meglio saperò darvi, volesse Iddio che haveste fatto a mio modo, quando vi gridava che non voleste starvi pigliando il fresco scoperta a tutte l'hore come voi facevate: che non vi pigliaste tanto piacere di seder su le pietre, che vi guardaste da bagni d'acqua fredda, & non mi deste mai udienza. hora sia vostro il danno, & mia la fatica di soccorrervi: sappiate che d'altra cagione non procede questa relassatione di matrice, che dalla molta abondanza d'humori freddi, & da nervi mollificati: dicovi pero che se l'è solamente scesa al basso, ne fuori esce, potersegli agevolmente rimediare con l'odorare ambra, balsamo, muschio, spico storace, & altri simili cose; & per di sotto profumarsi con cose fetenti, come sarebbe con panni lini riarsi: fomentarvi il belico con lana di vino et d'oglio bagnata, ma se per mala sorte l'esce fuori, distemprinsi le sopradette cose arromatiche con succo di assenzo & con una penna s'unga il ventre, & dopoi piglisi questa bevanda R. rutæ, castorei, Artemisiæ, partes æqualeis; decoquantur in vino usque ad consumptionem duarum partium ponete poi un sacchetto di formento cotto hor sopra il ventre, & hor sopra il belico, & con dolce mano pongasi dentro la matrice, poi fatevi far un bagno dove habbino bollito balaustie, rose, cortecchie di mel granato, galle, sumach, mirtilli, follie & cortecchie di quercia, giande, noci, cipresso, & lenticola. Usatevi a mangiar cotogni, nespole, sorbe, poma agre, et simili frutti. Il vostro vino sia temperato & habbi in se alquanto del stitico: quando cotesto non vi giovasse serbatevi quest'altra ricetta R. pulveris de corde cervi folliorum lauri, anna, dracmam .i. mirrhæ scrupulum .i. distemperentur trita cum vino, & perpotanda exhibeantur. Se sentirete la matrice poi che sarà al suo debito luogo riposta esser troppo calda: pigliarete oppij scrupulum .i. adipis anseris, Scr .i. Ceræ, melis, anna, Scrup .iiii. olei unciam i. Albumina duorum ovorum, & lac mulieris: commisceantur, & per pessarium inijciantur. Se vi nascesse qualche infiatura, ò vero apostema piglierete la ricetta qual vi mandai l'estate passata, essendo in zena: se altro occorre in che vi possa far beneficio fate ricorso a me, che per la carità Christiana non vi verrò mai meno, & se le forze del mio sapere intorno a tal professione, non saranno bastevoli per soccorrervi, non ci mancheranno delle donne che ne sapranno al par di Galeno, di Aetio, di Sorano Ephesio, di Theophilo, d'Antonio Musa, & dell'eloquente Celso. Vi farò toccar con mano esser nella mia picciola giuridittione contadinelle da star al paragone con i piu dotti Phisici c'hoggidi sieno in Padova, ò nella dotta Bologna. Di Zena in Parmegiana alli X. d'Aprile.
CLARA DE NOBILI A M. ALESSANDRA NOSSONA.
Per vostre lettere, mi richiedete che voglia scriver il parer mio circa la Fecondità & sterilità vostra: non so se vi date ad intender che per esser io moglie di medico, dotta sia nelle cose a medici appartenenti. Siete veramente errata, se ciò vi pensate: non voglio però negare di non haver letto la parte mia, & di non essermi alcuna volta sforzata di far parer al mondo, che noi femine siamo si capaci di dottrina, quanto sieno gli huomini pur che ci vogliamo attendere si che non mi voglio ritrar di non manifestarvi liberamente quanto mi soviene già d'haver presso de scrittori & Greci, & Latini, piu d'una fiata diligentemente osservato. Dico adunque trovarsi alcune femine, le quali sono al concepir inette ò per esser troppo magre, ò troppo grasse: ne so in qual grado vi debba per anchora riporre non havendovi già molto, veduta. sonoci anchora alcune donne, le quali hanno la mattrice tanto lubrica, che ritenere non vi si puo il seme ricevuto, la qual cosa potrebbe però accadere per difetto di vostro marito, il cui seme, fusse tanto liquido, che fuori, subitamente come dentro è entrato ne sdrucciolasse, o vero potrebbe ciò avenire, perche havesse vostro marito i testicoli grandimente freddi, ò secchi, non ve ne tribolate adunque poi che l'esser sterile, puo cosi accadere per mancamento de gli huomini, come per mancamento delle donne: scrivetemi voi tutti gli accidenti che vi avengono, acciò possa comprendere se sterile siete per la molta calidità che abbruggia il seme, ò per la humidità soverchia, che lo suffochi: se dal canto vostro procederà vi soccorrerò con pochissima fatica, & quando dal marito vostro procedesse, io vi darò un'unguento generativo de molti spiriti & con cibi producitori di seme, cioè con cipolle, pastinache domestici, & simili cose lo farò divenir fecondo piu che Priamo: ma se verrete a bagni di Villa col vostro consorte, provederò che sappiate da cui di voi dua proceda: se mi accorgerò che in niuno di voi sia il difetto, desiderando d'haver un figlio maschio, pigliarò la mattrice, & la natura della lepre qual farò seccare, & spolverizata la bereta, con un poco di vino & senza dubbio gravida rimarrete; non altro per hora vi scrivo; amatemi, & di me, servitevi, perche vi servirò viè piu che volentieri: prego che Iddio vi consoli, & faciavi tosto divenir madre della piu bella figliuolanza c'habbi la città vostra.