Di Lucca alli XX. di Settembre.

MAMMA RIMINALDA A M. FLAMINIA VISCONTE.

Non mi poteva dolcissima sorella venir la piu grata nova che d'intendere che siate gravida, per laqual cosa, io vi prego, & vi scongiuro, a volervi di sorte governare, che il desiderato parto senza alcuna offesa venga a luce fatevi spesso de bagni & ungetive il ventre con oglio di oliva, ò vero di viole, mangiate cibi leggieri & digestibili. Se i piedi (per aventura) vi enfiassero, ungeteli con oglio rosato & aceto: & perche siete solita di abortire, faretevi far dal vostro speciale, la presente polvere Seme d'apio, ameos, menta: parte uguali dracme .iij. mastiche, garophili, cardomomo, radici di rubea maggiori parti uguali dracme .iij. Castorio Zedoaria, ireos parte uguali dracme .ij. zuccaro dracme .y. pigliarete questa polvere col mele, & nel vino ne infunderete tre scruopoli per volta & sarete sicura non sol di non sconciarvi mai: ma ne scacciarete di più ogni ventosità che nel corpo vi habbiate: ponete cura (vi supplico) a casi vostri, se desiderate che viviamo per voi contente. Se potrò, non mancherò di ritrovarmi presente quando partorirete gioveravi molto per partorir senza difficultà, il portar corallo sospeso al collo, & avanti l'hora del parto, ber un poco di rasura d'avorio: fra tanto vivete lieta & non vi date maninconia di cosa che vi accaggia. Di Ferrara alli XV. d'Aprile.

NICOLA TROTTA A M. LUVIGIA BIRAGA.

Per l'ultime vostre mi avisate vi faccia haver una balia per nodrire un vostro nipotino, a cui è mancata la balia: hò usato ogni diligentia per ritrovarne che fusse à vostro proposito: & doppo lungo cercare una finalmente me n'è venuta alle mani la quale è giovinetta, di un colore che par temprato di rose, & de ligustri: non è ne molto, ne poco ch'ella hà partorito: non è pettiginosa & hà le mamelle ne troppo grosse, ne troppo piccine: il petto ha largo, & è mediocremente grassa di sua natura nemica di mangiar cose acute, salse, acetose & stitiche; ha l'aglio, il pepe, & la ruccola a schifo, l'è di natura lieta & gioiosa, il latte suo si ritiene su l'unghia. il che suol esser buon segno: ha de l'altre buone conditioni che non scrivo per non esservi prolissa nel mio scrivere: avisatemi se volete che ve la mandi che non indugiarò, & in qualunque cosa servir vi possa commandatemi senza alcun risparmio. Di Ferrara alli XIII. di Dicembre.

VIRGINIA TROTTA A M. MELIBEA DA PESARO.

Hò inteso che pensate di maritar vostra figliuola a M. Alphonso Toderino, & perche intendo che l'è giovane molto attilato & di leggiadria non inferiore a qualunque Napolitano cavagliero, hò pensato che sarebbe ottimamente fatto di provedere ad alcuni suoi difetti (al mio giudicio) insopportabili; ispetialmente a quel puzzolente sudore che dal corpo le n'esce, al fetore della bocca, a quella rognazza che sempre le tiene le mani assediate & al mal puzzar che da piedi le eshala. hò similmente fra me stessa pensato se con qualche bella ricetta si potesse far alquanto piu bianca, la miro alcuna fiata et parmi ch'io vegga una saracina. hor per la prima provederete al fetore del corpo con il lavarla alcuna fiata con un drappo molle nel vino, in cui siano bollite le frondi di mortella; & per togliere il fetor del fiato, daretegli le sommità della sopradetta mortella, faretele tritare & cuocerle tanto nel vino, che la metà sia consunta, et con lo stomaco ben mondato daretegli tal vino a bere: non sarà ne anche fuor di proposito se spesse volte bevesse un cucchiaro di aceto scilino: per il fetor de piedi, voglio pigliate del litargirio spolverizato & ne li spropicciate i piedi poscia che li havrete diligentemente lavati. Sanarete la rogna con far un unguento composto di lapatio acuto, di fumoterre, con sungia di porco & botiro che sia fatto il mese di Maggio. Hor per rabellirgli la faccia fatele far l'infrascritto unguento R. di cerussa ottima uncie .ij. tritisi, poi si crivelli per un panno, quel che nel panno rimarrà gittisi via, & acqua piovana vi si mescoli, et cuocasi fin che si consumi l'acqua, raffreddasi poi, & aggiungavisi dell'acqua rosa, & un'altra fiata ribolli, sin che duro si faccia. formatene poscia delle pillole, quai disolverete con acqua pura & l'ungerete la faccia. Vi hò scritto la presente ricetta: perche so che la farete, & ne vedrete bellissima prova, ne altro per hora di questo vi dirò: state lieta, & pregate Iddio le tenga la mano in capo, acciò si prosperi, ne suoi successi. Di Ferrara alli X. d'Agosto.

ARGENTINA CONTESSA RANGONA A M. LUCRETIA N.

Io voglio ricompensare il segreto, che alli di passati mi mandaste, con un'altro, di non minor virtù per conservare i corpi humani da molte infirmità: siavi caro, stimatelo assai, fatene conto, & isperimentatelo, che lo troverete maraviglioso. Voglio pigliate quattro lire di acqua di vita. del miglior vino destillata, che trovar si possa: due lire Sale abbruggiato: due di Zolpho morto: quattro oncie di Tartaro bianco: quattro oncie di Carboni di legno di Avellane: quattro oncie di salpietra; & le prefate cose tritinsi, crivelinsi, mescolinsi insieme, & sopramettetili della sudetta acqua di vita: & pongasi tutta questa massa à distillare: la prima distillatione tira a se la virtù de tutti i spiriti, ne alcun velenoso animale vi si potra avicinare. Conservansi dentro le carni, & i pesci, come in un balsamo: lieva tutte le macchie & le lentigini dalla faccia, & rendela chiara: toglie la rogna, risana i lagrimosi occhi: la seconda distillatione, sana gli Apostemi, & rimove l'enfiagioni del Fegato: la terza medica la lepra, & provede che la lena non ci puti: & taglia il phlegma del stomaco: la quarta distillatione manda fuori il sangue preso nel corpo: la quinta risana il mal caduco: la sesta è buona per chi teme non li caschi la goccia: la settima sana la podagra: l'ottava fa gli effetti che suol far il balsamo & di gran lunga lo avanza: la nona è tutta appropriata al Fegato: La decima fa questo maraviglioso effetto: se ne porrete una goccia in un bicchier di vino, & chel bicchiero sia indorato, vi si vedrà una schiuma che di sopravia anderà nuotando; & sarà detta schiuma puro oro, & ciò che voi con quella tingerete, doventerà bellissimo oro: parvi che questo segreto possi star al paragon del vostro? vi prego a non lo communicare altrui, grand'amore, & gran gratitudine m'ha spinta a communicarvelo: vi prometto a fe di gentildonna, che non lo havrei dato a mio figliuolo. State sana & amatime: da Longiano nostra giuridittione alli IX. di Luglio.

ISABELLA SFORZA A M. FLAVIA LAMPUGNANA.