Hò letto i versi che mandati m'havete: possa io morire, se creder posso che de migliori ne facesse mai, ne Erinna, ne Corrina, ne Sapho, ne Polla moglie di Lucano. perseverate (vi prego) come incominciato havete, accioche per il vostro mezzo intenda il mondo che ne anchora nella poesia siamo noi donne, alli huomini inferiori. Di Padova alli III. d'Aprile.
CAMILLA MARTI. AVEROLDA A LA S. THIRINTIA SANSEVERINI.
Essortovi quanto so & posso a dar vostra figliuola per moglie al S. Aquilio, acciò che niuna cosa piu vi manchi alla mondana felicità. Se questo facendo, aviene che di lui naschino figliuoli dell'ampia heredità successori, sarà la famiglia vostra tenuta assai piu felice di quella de Curioni, & di quella de Fabij, & voi superarete di buona fortuna et Berenice, et la Spartana Lampedo: non indugiate adunque piu a far da prieghi astretta, quel che spontaneamente dovereste fare: rumpete ogni tardanza, togliete via ogni impedimento, perche de simili partiti non se ne trovano in ogni luogo: Iddio vi prosperi. Da El. alli XII. d'Aprile.
MADALENA G. BREMBATA A M. GENEVRA CARITHEA.
Non mi pare a proposito, che essendo morto il vostro consorte facciate piu quella honorata hospitalità che vi si soleva fare; ispetialmente, giuvinetta essendo: sianvi per illustre essempio, Ariadna hospita di Theseo, Phillida di Demophonte, Ipsiphile; & Medea: sbigotiscavi dell'esser hospitale in questa giovenil età. Calipso s'innamorò poi dell'hospite suo. Non vi essorto gia ad esser qual fu Busiride, Polimestore, & l'inhospital Diomede: ma vorrei si tenesse una certa mediocrità, per laquale infamia alcuna non ve ne risultasse, & pur humana & hospitale al mondo vi dimostraste: qui vi prego ad adoperar l'ingegno vostro, & far di modo che di voi non si buccini per la contrada, come alli di passati si fece di quella Baldonzosa (so che m'intendete) senza che piu ve la spiani. State lieta: che Iddio sia la guardia vostra. Da Bergamo: alli X. d'Aprile.
VIOLANTE DA GAMBARA A M. OTTAVIA GARIBOLDA.
Per vostre lettere mi richiedete instantemente, che vi debba consigliare se sarà bene che Clara vostra sorella di matrimonio si congiunga con il S. N. Certamente io ci ho fatto sopra consideratione quanto piu matura m'habbi potuto fare, ne posso fra di loro ritrovare alcuna conformità, per la quale vivere possino giamai concordevolmente. tacerò molte cose, che stremamente mi dispiacciono in quel cavagliere, & dirovvi solamente della sua severità; come sarà possibile che si lieta anima possa sofferire quella inessorabil natura? Leggo che M. Crasso fu di tanto rigore di animo, che una sol volta rise, ma costui non credo che ridesse mai: Zaleuco Legislatore de Locri, non era a suoi tempi si aspro come è costui: Lucio Bruto, non fu si crudo come egli è. Aulo Fulvio non fu mai di si dura conversatione; a me par certo quando lo veggo, o che li favello di vedere, o di favellare con Eaco, con Minos & con il rigido Radamanto: si che per il giudicio mio, non gli la darete; altrimenti facendo, voi la sepelite viva. viva voi la ponete in croce, & le sarete cagione d'insupportabil noia, ne di questo altro vi dico. Iddio vi consigli, & v'inspiri a far cosa di che non vi habbiate poscia a pentire. Da Napoli alli X. d'Ottobre.
BENEDETTA CONTESSA MALASPINA A M. TERENTIA TUCCA.
Non viene alcuno de vostri, a vederci, che non ci narri cose maravigliose della collera vostra; dalla quale vi lasciate togliere & l'uso & la possanza della ragione. è possibile che trovar non si possi rimedio a rinconciliarvi con vostra sorella, & far che sempre non siate in gara voi mi riducete in memoria l'odio di Etheocle, & di Polinice, liquali, morti essendo per molte ferite, che si havevano date al dispetto della madre Iocasta, et dovendosi secondo il vecchio costume, ardersi i corpi loro, non si potero toccare, ma l'uno in quà, & l'altro in là, visibilmente saltò d'il che fa Ovidio fede dicendo. Scinditur in partes atra favilla duas. Deh riunitivi (se volete) perche non siate favola del volgo. Non dico già che vostra sorella non ci habbi molta colpa, dirò però che l'ira vostra ce n'hà molto maggiore, & temo ch'ella non vi conduchi a quel termine ch'ella condusse già Hercole, Septimio, Severo, Marcio Sabino, Vedio Pollione, Cherephone Atheniese: Stephano Sesto Pontefice, & Sergio terzo, che per ira gittò il corpo di Papa Formoso nel Tevere: guardative adunque da queste vostre furie, altrimenti capitarete male & ne starete perpetuamente dolente: state sana & rattemperative ne desideri vostri. Di Cremona alli XVI. d'Agosto.