Intesi l'altro giorno del gran pericolo, nel qual cadeste, per voler montare sopra di quel sfrenatissimo cavallo, che alli di passati vostro fratello vi donò, & subitamente mi triemò il cuor nel petto. Veramente non leggo mai quel verso d'Ovidio. Quique ab equo præceps alienis decidit arvis, che l'animo non mi caschi (come dice Homero) nelle Ginocchia. Non leggo mai di Nipheo, di Leucago, di Ligeri, di Clonio, di Thymete, di Agenore, di Bellorophonte, & di Seleuco, che tutta non mi sbigotisca per esser morti cadendo da cavallo. Fate a mio modo sorella carissima, non vi montate piu, andate piu tosto a piedi, anzi boccone, & se mi amate, overo credete che io ami punto voi, oprate di sorte che non si sentano piu di voi cotai novelle: state sana. Da Roma alli IIII. d'Ottobre.
EMILIA CONTESSA DA GAMBERA A M. CLARA BURLA.
Alli passati di venne nova che andando un gentil'huomo Lombardo alla caccia, un porco l'haveva morto. subitamente mi ricordai di vostro figliuolo, che n'è tanto vago, & incominciai a temere molto in suo servigio. Deh fate (vi prego) che di lui se possibile è non si senta tal nova: bastici d'un Adone, d'un Idmone, d'un Bruthe, & d'un'Anceo, da Porci stratiati et morti: scongiuratelo per il ventre, & per il latte materno, che rivolga l'animo suo a piu honesti studi, dove l'ingegno insieme col corpo si eserciti & lasci altrui si laborioso et pericoloso esercitio. Di Viruola alli III. di Febraio.
MARGHERITA POBBIA A M. MARGHERITA GORA COMADRE CARISSIMA.
Mai piu (se io campassi piu di Mattusalemme) mi lascio condure in simili luoghi dove alli di passati vostra sorella mi condusse senza far provisione di vettovaglie, non già se credessi di doventar Reina di Francia. Credei veramente morir di fame & di sete si come leggo esser morti Pausania, Sisigambi, Cleante, Gabino, Silino, Neocle, & Euristene: questo v'ho io voluto scrivere, acciò non vi lasciate imbarcare senza biscotto; so ch'ella non ha altro in pensiero che di condurvici: guardatevene, ne dite poi, che non ve n'habbi avisata; ma non li dite giache io ve l'habbi disuaso, non lo fate per quanto amore mi portate: essa vi è sorella, & per conseguente so che la conoscete, l'è tanto iracunda che non si puo esser piu. Di Como alli VIIII. d'Aprile.
MARGHERITA ZAFFARDA ALLA S. LEONORA VERTEMA.
Quanto mi doglio che essendo si mal disposta, vi siate condotta ad habitare in luogo poco sano, dove non vi possiate prevalere ne di medico, esperto, ne di alcuna giovevole medicina: hor qui penso io per l'amor che vi porto di soccorrervi con utilissimi ricordi; & per la prima cosa di che vi avvertisco si è che pogniate cura che li meati del corpo vostro non sieno ne molto aperti, ne molto chiusi: ne frutti, ne herbe vi sieno in molto uso, ma molto piu parcamente mangiarete & latte & pesce & quando pur vi occorrera mangiarne non vi si scordi mangiarli col mele: condirete i cibi humidi & grassi con le cose acre & aromatiche. Non vi curate punto di mangiar ogni giorno carne, acciò che non vi si generi nel corpo una prestissima putrefattione pensate pur che non senza causa Porphirio, mosso dalla Reverenda autorità de Pithagorici, & d'altri Antichi philosophanti, detestò il mangiare de gli animali certa cosa è che gli huomini avanti al Diluvio, non ne solevano mangiare: godete con grande moderanza li cibi di complessione molto secchi, & piaccianvi quelle vivande che sono mezane tra le secche & le humide; benche Avicenna per schivar la canutezza preferisca i cibi di natura secchi alli molli: schivate i cibi eccessivamente freddi & eccessivamente caldi, & abbracciate quelli che sono caldi & insieme humidi, non schiferete di mangiar carne ò sangue di porco come gia solevate fare, ma confortata dall'autorità di Galeno et anche per una certa natural similitudine qual essa suol haver con la nostra carne la lasciarete venir sulla vostra reale & splendida tavola ne vi scorderete che alla vita longa giovi il mangiar di piu vivaci animali (pur che giovanetti sieno). Fugite il sonno di mezzo giorno (se astretta non siete da gran necessità) ricordative del detto Plautino, Heu tu non est bonus homini somnus de prandio. Non voglio dimenticare di avvertirvi che facciate nodrire quei animali che mangiarete de cibi eletti, raccolti in luoghi dove i venti temperati raserenano et dove i raggi del Sole danno dolce fomento. quanta differenza è di luogho a luogo ve lo dimostra il persico ilquale in Persia è veleno, & in Egitto è molto amico al cuore: ve lo puo dimostrar l'Eleboro, che si riceve in Anticira senza nocumento, & altrove è si mortale: procurate che l'habitatione vostra sia riposta in luogo alto & che risguardi mezzo dì et l'oriente, sotto un'aria sottile, ne humida, ne fredda: bastevi quanto v'ho scritto per hora: occorrendo d'haver fidati messi, non mancherò di darvi de gli altri ricordi, non men'utili, delli predetti. State lieta. Di Mantoa alli X. d'Aprile.
LAVINIA SFORZA CONTESSA DI BORGO NOVO A M. ISABETTA MOSCARDA.
Acerbissima m'è paruto la trista nova che alli di passati ci venne, che vostro fratello si fusse cosi infelicemente annegato, & sel non fusse stato, che alli di passati avida piu del solito di studiare, mi chiusi nella mia libraria & ritrovai leggendo tanti & tanti dalle acque con gran dolore di suoi congiunti assorbiti; mi sarei a fatto a fatto per amor vostro disperata. Lessi in Propertio, in Giovinale, & in Ausonio qualmente Hila figliuolo di Theodamante, andando per attingere acqua, si annegò con tanto dolore di Hercole che il maggiore non si potrebbe imaginare. Lessi in Virgilio come Oronte, rovinata che fu Troia, venendo in Italia con Enea si annegò insieme con Leucaspi. Lessi in Martiale, che andando Cerelia a Baia, si sommerse per ria fortuna. Lessi in Statio, essersi annegata Sapho: lessi in Ovidio, che Tiberino Re, si affogò nel Tevere & dalla morte sua li dette il nome, chiamandosi prima Albula: lessi in una Tragedia di Seneca, che Icaro cade nelle acque & ivi terminò con grande angoscia del Padre Dedalo i giorni suoi. Lessi in Valerio Flacco che Inno con Melicerta s'erano sommersi. Lessi in Livio, come di Naufragio morisse già C. Marcello, essendo mandato à Masinissa in Africa. Lessi in Sex. Aurelio di simil morte esser mancato Decio Imperadore, essendo prima vinto da Gotti. Lessi in Plutarco di Rosana concubina di Alessandro. Lessi finalmente che il mare Egeo non per altra causa fusse cosi chiamato, che per esservi morto dentro Egeo, et cosi fusse detto il mare Eritreo dal Re Eritra, l'Elesponto da Elle sorella di Phriso: il mare Icareo da Icaro: & il Mirtoo da Mirtilo carrettiero di Enomao: il mar Tirreno da Tireno Re de Lidi, l'Esperio dalle fanciulle Esperide, l'Anieno da Anio Re de Thoschi. Queste cose mi consolarno maravigliosamente, & ferommi rasciugar le lagrime, acquetaronsi i sospiri, & i singhiozzi che duramente m'havevano suffocato il cuore: cosi prego Iddio avenga a voi, & quella pace n'abbiate tosto che merita la rara vostra bontà, alla quale & giorno & notte mi raccomando. Di Piacenza alli III. di Febraio.