Hora per isperienza veggo esser vero: niuna cosa potersi ritrovare piu acuta della calunnia, poi che una signora si savia si prudente & che si ottimamente in ogni luogo, in ogni tempo, & in ogni fortuna si è portata s'ha lasciato dare ad intendere & non so da cui che M. Hortensio habbi di lei parlato men che honorevolmente: come vi havete voi lasciato ciò persuadere havendo il testimonio della sua scrittura in contrario nella quale al mondo vi publicò già per un singolar ornamento dell'ordine vedovile? ne si contentò di lodar la vostra molto illustre persona, ch'egli parimenti lodò con la sua dotta penna la vostra villa di Conceso, & in verso Heroico l'haveva incominciata a descrivere: Non mostraste gia voi la solita vostra prudentia (& perdonatime) poi che tanto a noia vel recaste essendovi prima paruto di si dolce conversatione, & de si amabili costumi ne sol dimostrasti di odiarlo piu che non odia la grue il falcone: ma li mancasti anchora d'una picciola promessa che li havevate fatta: hor perche non mostraste voi qua la vostra singolar prudentia & quel maturo giudicio tanto da lui lodato? perche vi provocaste voi contra si facondo Poeta? non vi soveniva forsi haver scritto Horatio VATUM IRRITABILE GENUS? non vi soveniva forsi haver lasciato Platone per unico precetto, che non ci facessimo nemici gli poeti? se per niuno altro rispetto, lo volevate tener nel numero de vostri piu cari benvoglienti ce lo dovevate almeno tener per esser egli tanto amico della poesia. Non sapete voi che la poetica è da Plutarco tenuta per il vero fonte di qualunque buona disciplina & chiamolla già in piu d'un luogho per la sua rara vaghezza Pittura parlante: fu pur grande errore il vostro, a farvelo nemico, senza niuna sua colpa & senza niuno suo demerito: foste pur troppo facile a credere a chi mosso d'invidia vi riportò di lui male, & esso mi parve pur troppo humano et troppo cortese, a non isfogar mai ne con satire, ne con iambici l'ira sua, & a non mandar fuori il sdegno contro di voi meritamente conceputo. Voi l'offendete stranamente riportando di lui male alla S. D. Leonora, laquale gli lo fece intendere pel mezzo della S. Violante Mauritia & pur benignamente vi comportò sempre & di tutta questa virtuosa sofferenza ne fu cagione sol l'amore, & la riverenza che al vostro venerabil volto portava: ne furono anchora in buona parte cagione le grate accoglienze che voi gli faceste quando venne a Conceso in compagnia del gentilissimo spirito M. Marco buona: soviemmi che il di seguente mi venne a visitare, ne si vedeva satollo di predicar l'humanità vostra & di essaltar le dolci maniere con lequali il trateneste: questo v'ho io voluto scrivere acciò vi guardiate di commettere cotai errori liquali nel vero troppo si disdicono alle vostre divine qualità. Da Manerbio alli XX. d'Agosto.
NICOLAA TROTTA A CLARITIA QUANTO SORELLA.
Mi chiedete con molta instanza che io vi dia qualche util consiglio poi che al tutto siete disposta di volervi innamorare: per mio consiglio adunque eleggerete l'amante vostro virtuoso & modesto, ilqual non sia ne vecchio ne giovanetto molto, imperoche gli vecchi sono del tutto inetti alli amorosi spassi, & li giovani sono quasi tutti mal patienti, troppo frezzolosi, sospettosi, sdegnosi, vantadori: & certamente considerando io tante male qualità giudicherei meglio d'amar il vecchio anzi che il giovane, nelquale, piu tosto si spenge amore che non si accende. Non vi impacciate di huomo ricco imperoche sogliono gli huomini facultosi comprar l'amore, & non corrispondono mai ò di rado nell'amare & potendosi con molte trarsi le voglie, di rado anchora avienne che osservino altrui fede. Oltre che sempre hanno per viva forza del lor segreto amore mille domestici testimoni: schivate gli huomini ociosi, & senza alcuna industria, perche questi sogliono pigliar l'amore, per uno essercitio & per un'arte: non vi sottoporete ne anche a contadini, per esser cosa troppo indegna. Di Ferrara.
SIBILLA SEVA TOLOMEI A M. L. R.
Oh quanto havete voi ben fatto a non ritrovarvi alli di passati nella città nostra poi che fu da cavalli per commandamento del Re stratiato un sfortunato gentil'huomo nato Conte di Monte Cuccolo nelle montagne di Modona & nelle nobili conversationi nodrito: n'hebbi per certo gran dolore, & sovvennemi allhora del bello Hippolito, dell'infelice Glauco figliuol di Sisipho. Vennemi allhora in memoria quanto per adietro letto haveva presso di Livio di Metio suffetio: & disse fra me stessa che destino fu mai quello di Diomede Re di Tracia ilquale fu da Hercole dato a sbranare alli istessi cavalli da lui di humana carne si lungamente pasciuti? corsemi alla memoria in quella istessa hora che lo vidi porre nelle mani del Manigoldo, d'haver letto nella vita di Temistocle da Plutarco diligentemente scritta, come Neocle di Temistocle figliuolo morì d'un morso che un cavallo li dette. Ricordami di Comminio falsamente da Gidica matregna di Stupro accusato, & da cavalli crudelmente lacerato: cosi anchora mi ricordai di Limone Farasuella, & di Abdero & di Pirecme Re di Euboia: hò sempre da quell'hora havuto in odio tutti quelli che vanno a vedere si crudeli spettacoli dove altro non s'impara che ad incrudelire: pregate Dio ci guardi da pericoli & del continuo ci tenga la mano in capo sono pur imperscrutabili li giudicij divini: ma non voglio per hora intrar in questo pelago, perche non ne saprei a mia posta uscire: state sana. Di casa nostra.
MARTIA PIACENZA BENVENUTI ALLA S. MARGHERITA TRIVULZA.
Non vi doveria già accadere alcuna consolatione per esser stati biasmati gli vostri scritti da chi forse non li intendeva. questo non vi deve dar noia imperoche voi non gli scriveste per guadagnarvi il pane che n'havete (la Iddio mercè) da darne ad altri: non scriveste per acquistarne loda sendo la virtù di se stessa contenta, senza premio cercar di gloria, scriveste sol per fugir l'otio nemico capitale della donnesca pudicitia & scriveste per essercitar l'intelletto accioche ruginoso non divenisse come veggiamo divenir il ferro quando non è dal fabro posto in esercitio. se hora altri si muove à biasimare gli vostri belli componimenti, che ce ne potete voi fare? come li potete voi rimediare? puote forsi riparare Platone che biasmato non fusse di esser nell'ordine poco distinto? puote riparare Aristotele di non esser per la smoderata sua oscurità chiamato Sepia? puotero oviare Empedocle, Anasagora, Democrito, Leucippo & altri tanti che dall'arogante Aristotele tassati non fussero? Puote Virgilio rattenere altri che non lo notassero di poco ingegno & non lo chiamassero apertamente usurpatore dell'altrui fatiche? non pare a M. Tullio che spesso dorma Homero? non rimane M. Tullio alcuna fiata poco sodisfatto di Demostene? non è accusato Tullio dell'essere troppo ridondante, lento nelli principij, ocioso nelle digressioni, tardo nel commoversi & rade volte riscaldarsi? fu reputato Senophonte troppo slombato. ha forsi potuto Livio con la sua candida eloquentia far dimeno che le sue divine concioni non sieno state da Trogo Pompeio dannate? che ne puo far il povero Plauto se ad Horatio non piace & a Lucillo pare incomposto? Se l'è stato morduto Plinio (che fu al scriver molto accorto) di non haver ben digerito cio che scrisse, & è rassimigliato ad un torbido fiume, potete ben sofferire con patientia se anchora voi siete stata tassata di soverchia abondantia è condennato Ovidio quel chiaro lume di Sulmona, non puote Salustio tener la lingua ad Asinio Pollione che troppo affettato non lo chiamasse. non puote Terentio con istrema fatica frenar la lingua a suoi maledici ch'egli fu costretto pervertire l'ordine de suoi prologhi: non puote tener la lingua Seneca a molti, liquali dicevano che li suoi componimenti erano come l'arena senza calzina. & voi crederete di andarvene senza acqua calda a questi tempi ispetialmente dove sono tanti giudiciosi? Non si puote contenere S. Gieronimo di non lacerar Ambrogio (è quel irrefragabil dottore) & di chiamare i commentari ch'egli scrisse sopra San Luca pure, ciancie in diversi luoghi dandogli nome hor di Corbo, & hor di Cornacchia. Il medesimo non si rattemperò di affermare haver letto nelle pistole di S. Agostino alcune cose heretiche. Se adunque l'invidia non perdonò a queste si chiare & illustri persone, come perdonera ella a voi che siete di minor fama, & di minor riputatione? Fu infinita l'invidia ch'era tra Platone et Senophonte, & videsi chiaramente poi che scrivendo di simili cose, hanno sempre Socrate in bocca & una sol volta l'un dell'altro fa tepida mentione. Le parole di Eschine dette a Socrate Platone per odio a Critone le attribuisce. Considerarete anchora meglio quanto regnasse già per altri tempi (quai migliori riputiamo) l'invidia, poiche M. Tullio facendo memoria d'infiniti oratori sol d'uno ò di dui, al piu, fece mentione: considerate se questo morbo d'invidia puote in Quintiliano; poi che sotto silentio trapassa quasi tutti i scrittori dell'età sua & di uno tace il nome, affermando ch'egli fusse la gloria di quel secolo: ne altro dico per consolarvi: se pur tuttavia vi attristate che i scritti vostri non sieno aggraditi a ciascuno, poi che ciascuno non ha il vero gusto delle perfette cose & l'invidia suole accecare la maggior parte de mortali, quelli ispetialmente che di piu alto spirito & di piu generoso cuore al mondo appaiono. State sana & non vi tribolate. Da Crema alli XV. di Marzo.
DIANA DE CONTRARI ALLA S. VERONICA DELLI ARMELINI.
Ho risaputo da piu d'un messo che essendo vostro marito ito alla sua villa & volendo per suo trastullo salire un pero, della scala era caduto & incontanente morto d'il che fuor di ogni misura vi dolete: per il che mossa da carità christiana & da particolar affettione causatami dalla vostra rara virtu & singolar piacevolezza mi sono posta a consolarvi per lettere, quando presentialmente non m'è lecito di farlo. Pregovi adunque a sofferire patientemente questa sciagura poi che vostro marito non è il primo che per tal accidente habbia terminato i giorni suoi: Elpenore compagno di Ulisse sendo fatto ebro de laqual cosa Martiale fede facendo, scrisse. Pene imitatus obit sævis Elpenora fatis, præceps per longos dum ruit usque gradus. Philostrato ancora sendo ito alli bagni di Sessa, cadde da una longa scala & finì i suoi giorni. Scrive Plinio nel VII. della sua naturale historia che Asclepiade medico Prusiense sendo molto vecchio in cotal modo finì la vita sua: habbiate (vi priego) pacientia cosi ha voluto Iddio et alla sua volontà niuno per robusto ch'egli sia pò resistere. Io non mancherò di pregare & di far pregare altri il magno Iddio c'habbi di lui pietà & li doni la sempiterna requie: fra tanto vivete lieta & pensate di rivederlo quando nell'ultimo giorno, saremo dall'angelica tromba risvegliati. Di Mantova nel nostro monistero alli XIIII. di Maggio.