Rientrato nel suo recondito asilo, si lasciò abbattere su di un piccolo lettuccio e nascose il viso fra le lenzuola.

Ma dopo un momento il coraggio indomabile dei Canterville d'altro tempo, si ridestò in lui, ed egli prese la risoluzione di andare a parlare all'altro fantasma, spuntato il giorno.

Per cui, appena l'alba ebbe illuminate le colline, ritornò al posto dove aveva visto per la prima volta l'orrido fantasma.

Diceva a se stesso che alla fine due fantasmi valevano più di uno, e con l'aiuto del suo nuovo amico avrebbe potuto combattere vittoriosamente contro i due gemelli.

Ma quando fu giunto, si trovò in presenza di uno spettacolo terribile.

Certamente doveva essere accaduto qualche cosa allo spettro, perchè la luce era completamente sparita dalle sue orbita; la scimitarra luccicante era caduta dalla sua mano ed egli si teneva appoggiato al muro in un atteggiamento incomodo... Si slanciò in avanti e lo prese fra le sue braccia; ma quale fu il suo orrore, vedendo la testa distaccarsi e ruzzolare per terra, il corpo prendere la posizione di coricato.

Allora s'accorse di stringere una tenda di grossa tela bianca e che un manico di granata, un coltello di cucina e una zucca vuota, giacevano ai suoi piedi.

Non comprendendo nulla di questa curiosa trasformazione, prese con mano febbrile lo scritto e vi lesse, alla luce grigia del mattino, queste parole terribili:

ECCO IL FANTASMA OTIS
IL SOLO VERO E AUTENTICO SPIRITO.
DIFFIDARE DELLE IMITAZIONI.
TUTTI GLI ALTRI SONO CONTRAFFAZIONI.

Tutta la verità gli apparve improvvisamente; egli era stato burlato, mistificato, ingannato...