L'espressione che caratterizzava lo sguardo del vecchio di Canterville, riapparve nei suoi occhi; serrò le sue mandibole sdentate e alzando le mani corrose sopra la testa, giurò secondo la formula pittoresca della scuola antica, che quando Chanteclair avesse suonato due volte il suo allegro appello di cornetta, sarebbero avvenuti fatti sanguinosi, e che l'assassino dal piede silenzioso sarebbe uscito dal suo ricovero.
Aveva appena finito di fare questo tremendo giuramento, che da un cascinale lontano, dal tetto di tegoli rossi, partì il canto di un gallo.
Il fantasma emise un riso prolungato, lento, amaro ed attese.
Attese un'ora, poi un'altra, ma non si sa per quali misteriose ragioni, il gallo non cantò più.
Finalmente, verso le sette e mezzo, l'arrivo delle cameriere lo costrinse a lasciare la sua fazione.
Rientrò nel suo asilo con fiero passo, pensando al suo inutile giuramento ed al suo inutile e mancato progetto.
Quando vi giunse, consultò varie opere dell'antica cavalleria, la cui lettura l'interessava enormemente, e vi lesse che Chanteclair aveva sempre cantato due volte quando si era ricorso a quel giuramento.
— Che il diavolo porti via questo stupidissimo animale — mormorò egli. Nel tempo passato sarei corso su lui con la mia buona lancia e gli avrei passato la gola e l'avrei forzato a cantare un'altra volta per me, avesse anche dovuto crepare...
Ciò detto, si ritirò in una comoda bara di piombo e vi rimase sino alla sera.