Il giorno seguente il fantasma si sentiva debole e stanchissimo: le terribili agitazioni delle ultime quattro settimane, cominciavano a produrre su di lui il loro effetto.

Il suo sistema nervoso era completamente disordinato, e il minimo rumore bastava a farlo trasalire.

Non uscì più dalla sua camera per cinque giorni e finì col decidersi di non più curarsi della macchia di sangue sul pavimento della biblioteca.

Dal momento che la famiglia Otis non la voleva, significava che non la meritava; questo era chiaro.

Quella gente apparteneva evidentemente ad una razza inferiore, incapace di apprezzare il valore simbolico di fenomeni sensibili.

Le apparizioni dei fantasmi, lo sviluppo di astrali, tuttociò era per essi incomprensibile, non alla portata delle loro intelligenze.

Rimaneva quindi suo stretto dovere farsi vedere nel corridoio una volta la settimana, e di gesticolare dalla finestra ogivale, il primo e il terzo mercoledì d'ogni mese: non trovava nessuna ragione plausibile per sottrarsi a tale obbligo.

In verità, la sua vita era stata molto colpevole, ma però egli era coscienziosissimo in tutto quello che riguardava il soprannaturale; e così i tre sabati successivi traversò, come al solito, il corridoio, fra mezzanotte e le tre del mattino, prendendo tutte le possibili precauzioni per non essere veduto nè sentito.

Si levava gli stivali, camminava il più leggermente che gli fosse possibile sopra le vecchie tavole tarlate, s'involtava in un grande mantello di velluto nero e non dimenticava di ungere col grasso Soleil Levant le sue catene.

Solo dopo lunghe esitazioni egli si era deciso ad adottare questo mezzo di protezione.