Giunto presso la camera occupata dai gemelli, che io chiamerò la camera turchina dal colore delle tappezzerie, trovò la porta socchiusa.

Per fare un'entrata di grande effetto, spinse con forza l'uscio, e stava per entrare, quando una pesante brocca piena d'acqua si rovesciò su di lui, inzuppandolo fin dentro le ossa; nello stesso tempo scoppi di risa soffocate partirono dal letto su cui sovrastava un grande baldacchino.

Il suo sistema nervoso ne rimase così vivamente scosso, ch'egli rientrò ne' suoi appartamenti a gambe levate e l'indomani dovè rimanere a letto per un forte raffreddore.

La sola consolazione che provò, fu di non aver portato seco la sua testa, perchè in tal caso le conseguenze sarebbero state assai più gravi.

Dimessa ormai ogni speranza di poter terrorizzare quella terribile famiglia americana, si limitò allora a percorrere il corridoio con scarpe di corda, col collo avvolto in una grossa cravatta, per timore delle correnti d'aria e munito sempre di un piccolo archibugio in caso di attacco da parte dei gemelli.

Il diciannove settembre ebbe il colpo di grazia.

Egli era disceso per la scala, fin nel vestibolo, sicuro che almeno in quel luogo non sarebbe stato tormentato, e si divertiva a fare delle osservazioni satiriche sopra le fotografie del ministro degli Stati Uniti e di sua moglie, fotografie che avevano preso il posto dei ritratti della famiglia dei Canterville.

Indossava un costume semplicissimo, ma decente, un lungo sudario cosparso di musco di cimitero, e teneva in mano una piccola lanterna e una vanga da becchino, alla guisa di «Giovanni il dissoterrato o il ladro di cadaveri di Chertsey Barw», una delle parti più famose, di cui i Canterville avevano ragione di ricordarsi maggiormente, perchè era stata la vera causa della loro querela col vicino lord Rufford.

E, così travestito, circa le due del mattino, si dirigeva tranquillamente verso la biblioteca, per vedere ciò che ancora rimaneva della macchia di sangue, quando a un tratto vide balzare contro di lui, da un angolo scuro, due figurine che agitavano follemente le braccia sopra la loro testa e gli gridavano negli occhi:

— Buum!