Preso da panico, — il che era naturale in quella circostanza, — si precipitò allora verso la scala, ma subito fu arrestato dalla vista di Washington Otis che lo attendeva armato di un grande annaffiatoio da giardino; circondato da ogni parte da nemici, e ridotto agli estremi, non gli rimaneva che dileguarsi nella grande stufa di ghisa che, per fortuna, non era accesa, e così fece, aprendosi un passaggio fino al suo ritiro, attraverso i tubi e le cappe dei camini.

Vi giunse in uno stato di compassionevole disperazione; e da quel momento non lo si rivide più in spedizione notturna.

I due gemelli si misero mille volte in agguato, onde sorprenderlo; seminarono nel corridoio gusci di noce tutte le sere con grande noia dei loro genitori e dei domestici, ma tutto invano.

L'amor proprio del fantasma era così profondamente ferito ch'egli non volle più farsi vedere. Dato ciò, il signor Otis, si rimise a lavorare alla sua grande opera sulla storia del partito democratico, opera cui accudiva da oltre tre anni.

La signora Otis, da parte sua, organizzò uno straordinario manicaretto americano, il clan-cake, che fece epoca in tutto il paese; i ragazzi si dettero al gioco dell'écarté, del poker ed altri svaghi americani; e Virginia cominciò a fare lunghe passeggiate a cavallo per i boschi in compagnia del giovane duca di Creshire, venuto a passare l'ultima settimana di vacanze a Canterville.

Tutti ormai ritenevano che il fantasma fosse scomparso ed anzi il ministro scrisse a lord Canterville una lettera per informarlo della cosa, e ricevette in risposta un'altra lettera dove questo gli esprimeva tutto il piacere che gli aveva procurato tale notizia e mandava le sue più sincere felicitazioni alla degna consorte del ministro.

Ma gli Otis s'ingannavano.

Il fantasma era sempre nella casa, e, benchè ridotto male, non si sentiva affatto disposto a farla finita, ora sopratutto che sapeva trovarsi nel numero degli ospiti il giovane duca di Cheshire, un prozio del quale, lord Francesco Silton, aveva una volta scommesso col colonnello Carbury di giuocare ai dadi col fantasma di Canterville e l'indomani era stato trovato sul pavimento della sala da giuoco, paralizzato.

L'infelice, malgrado fosse vissuto ancora molti anni, non aveva mai più pronunziato altra frase che questa:

— Doppio sei!