— Assassino! Assassino! — gridò come se ripetendo l'accusa il significato della parola fosse scemato.
Il suono della sua voce lo fece rabbrividire e tuttavia desiderò quasi che l'eco lo sentisse e svegliasse da' suoi sogni la città addormentata. Avrebbe voluto fermare il primo passante per raccontargli tutto.
Poi errò per Oxford-Street, in vie strette e brutte; due donne, dal volto dipinto, passando, lo schernirono.
Da un tetro palazzo arrivò a lui uno strepito di bestemmie e di schiaffi, seguito da acute grida; e confusamente, sotto una porta umida e fredda vide delle schiene piegate, dei corpi rifiniti dalla miseria e dalla vecchiaia.
Una strana pietà s'impadronì di lui.
Quei figli del peccato e della miseria erano essi predestinati alla loro sorte, come egli alla sua? Non erano forse, essi pure, marionette di un mostruoso burattinaio?
Ma non fu il mistero, ma la commedia della sofferenza che lo colpì, la sua assoluta inutilità, la sua grottesca mancanza di senso comune. Tutto gli parve incoerente, privo d'armonia. Egli si sentiva stupito dalla discordanza esistente fra l'ottimismo superficiale del nostro tempo e la realtà dell'esistenza.
Poco dopo si trovò di fronte a Marylebone Church. L'argine silenzioso sembrava un lungo nastro d'argento pallido, macchiate qua e là da mobili ombre.
Tutto intorno si stendeva la linea dei becchi di gas, vacillanti, e dinanzi ad una piccola casa, circondata da un muro, stava una vettura solitaria, di cui il cocchiere dormiva saporitamente a cassetta.
Lord Arturo si avviò a passo rapido verso Portland-Place, volgendosi ad ogni momento, come se temesse d'essere seguito.