In cima a Rich-Street due uomini erano intenti a leggere un piccolo avviso su di una palizzata. Uno strano sentimento di curiosità lo punse, ed egli attraversò la strada in quella direzione. Avvicinandosi, la parola assassino, scritta in lettere nere lo colpì.
Si arrestò ed una vampa di fuoco gli salì al volto.
Era un avviso ufficiale, che offriva una ricompensa a chi avesse fornito delle informazioni per l'arresto di un uomo di mezza taglia, sui trenta o quaranta anni, portante un cappello a cencio con gli orli rialzati, un abito nero e dei pantaloni in tela, di cotone rigato. Quest'uomo aveva una cicatrice sulla gota destra.
Lord Arturo lesse l'avviso, poi lo rilesse ancora. Si chiese se l'uomo sarebbe stato arrestato e come avesse riportato quella cicatrice. Forse un giorno, anche il suo nome sarebbe stato sulle mura di Londra. Un giorno, forse anche la sua testa, sarebbe stata messa a prezzo.... Questo pensiero lo riempì d'orrore.
Tornò sui suoi passi e fuggì nella notte.
Appena sapeva dove si trovasse. Aveva un vago ricordo d'avere errato in un laberinto di sordide case, d'essersi smarrito in un dedalo gigantesco di nere vie, e l'aurora cominciava a spuntare quando finalmente si accorse di essere nel Picadilly-Circus.
Siccome seguiva Belgrave-Square, s'imbattè sui grandi carri da spedizione che si avviavano verso Covent-Garden.
I carrettieri, nei loro bianchi grembiali, col volto abbronzato dal sole, i capelli incolti, camminavano a lunghi passi, facendo schioccare di tanto in tanto la frusta e scambiandosi gli uni con gli altri qualche parola.
Sopra un enorme cavallo grigio, il primo di un tiro a sei, stava un giovane paffuto, con un mazzo di fiori infilato sul cappello. Attaccato fortemente alla criniera della sua cavalcatura, rideva clamorosamente.
Nella luce mattinale, le grandi ceste di legumi si staccano come dei blocchi di diaspro verde sui petali pallidi di alcune rose meravigliose.