La luce scendeva dolcemente attraverso sottili lastre di onice trasparente, e l'acqua, nella vasca di marmo, aveva lo splendore della luna.

Lord Arturo s'immerse fino al collo, poi cacciò bruscamente la testa nell'acqua, come per purificarsi di qualche vergognoso ricordo.

Uscito dal bagno si sentiva quasi calmo. Dopo colazione, si distese sopra un divano ed accese una sigaretta.

Sopra il caminetto, coperto da un bellissimo broccato antico, stava un grande ritratto di Sibilla Merton, com'egli l'aveva veduta la prima volta al ballo di lady Noël.

La graziosa testa era leggermente piegata a sinistra, come se il collo, sottile e fragile, durasse fatica a sopportare tanta bellezza. Le labbra, leggermente dischiuse, sembravano bozzate per una musica assai dolce, e dai suoi occhi, immersi nel sogno, traluceva la più tenera purezza verginale.

Modellata nel morbido abito di crespo di Cina, col grande ventaglio di piume nella mano, si sarebbe detto ch'ella fosse una di quelle delicate figurine, quali se ne vedono nei boschi di ulivi, presso Tanagra, e nella sua attitudine aveva qualcosa della grazia greca.

Nondimeno ella non era piccola. Era perfettamente proporzionata, cosa rarissima in un'età in cui la maggior parte delle donne sono generalmente più grandi del naturale oppure insignificanti. Contemplandola, in quell'istante, lord Arturo si sentì invaso da quella terribile pietà che nasce dall'amore. Sentì che sposandola col fatum di morte che gravava su lui, sarebbe stato un tradimento simile a quello di Giuda, un delitto peggiore di tutti quelli che immaginarono i Borgia.

Quale felicità avrebbe potuto essere fra loro quando, ad un tratto, egli poteva essere chiamato a compiere la spaventosa profezia scritta nella sua mano? Quale esistenza avrebbe egli potuto condurre, giacchè il destino portava una tale sventura nella sua bilancia? Necessitava ritardare a qualunque costo le nozze. Egli vi era risoluto. Sebbene amasse ardentemente quella fanciulla e il solo contatto delle dita di lei bastasse a farlo trasalire in un godimento squisito, egli riconobbe chiaramente quale era il suo dovere e vide che non aveva il diritto di unirla a sè prima di avere commesso il delitto.

Soltanto dopo commesso il delitto egli avrebbe potuto recarsi all'altare con Sibilla Merton, e riporre la sua vita nelle mani della donna amata, senza timore di agire malamente. Solo allora egli avrebbe potuto stringerla fra le braccia, senza ch'ella dovesse mai curvare la fronte sotto la sua onta. Prima occorreva compiere questo e, per il bene di entrambi, nel più breve tempo possibile.

Molti altri, al suo posto, avrebbero preferito il sentiero infiorato del piacere alle ascese del dovere; ma lord Arturo era troppo coscienzioso per anteporre il piacere ai principî.