Per un poco egli provò una naturale ripugnanza per l'opera ch'era destinato a compiere; ma poi si convinse che non era un delitto, ma un sacrificio: e la sua ragione gli rammentò che nessun'altra via gli era possibile. Bisognava scegliere fra il vivere per sè e il vivere per gli altri, e, per quanto il suo compito fosse terribile, egli sapeva di non dover lasciar trionfare l'egoismo su l'amore, perchè, presto o tardi, ciascuno di noi è chiamato a risolvere lo stesso problema. A lord Arturo esso veniva presentato assai presto nella vita, prima che il cinismo avesse corroso il suo cuore e l'egoismo intaccato il suo carattere; per cui egli non esitò a fare il suo dovere.

Fortunatamente egli non era un sognatore, nè uno sfacendato dilettante. Se fosse stato tale, egli avrebbe, come Amleto, esitato lasciando con la sua esitazione rovinare il piano. Egli era invece essenzialmente pratico; la vita, per lui, era azione più che pensiero. Egli possedeva il più raro dei doni, il senso comune.

I crudeli sentimenti della sera innanzi si erano completamente dileguati, ed egli provava quasi vergogna ripensando alla pazza fuga per le vie della città ed alla terribile agonia della notte. Egli si domandava ora come avesse potuto esser così dissennato da dare in escandescenza contro l'inevitabile.

L'unica questione che ancora lo turbava era come avrebbe egli potuto compiere la sua missione, poichè l'omicidio, come i riti del paganesimo, esige una vittima ed un sacerdote.

Non essendo un genio, non aveva nemici, nè era il caso di soddisfare qualche personale rancore; la sua missione conteneva una grave solennità.

Fece una lista dei nomi dei suoi amici e parenti sopra un foglietto del taccuino, e dopo un rigoroso esame, si decise per lady Clementina Beauchamp, una cara vecchia che abitava in Curzon-Street, sua cugina in secondo grado, per parte di madre.

Lord Arturo aveva sempre amato lady Clem — così la chiamavano tutti, — e siccome egli era ricco, in seguito all'eredità lasciatagli da lord Rugby, nessun avrebbe potuto vedere in quella morte un fine pecuniario.

Veramente, più egli rifletteva e più lady Clem gli pareva la persona da scegliersi e, persuaso che ogni indugio era una cattiva azione verso Sibilla, dicise di occuparsi subito dei preparativi. La prima cosa da farsi era, indubbiamente, regolare il conto del chiromante.

Si sedette dunque al tavolo e riempì uno chèque di cento ghinee, pagabile all'ordine del signor Septimus Podgers. Quindi telefonò al suo cocchiere di attaccare la vettura e si vestì per uscire.

Nel lasciare la stanza, gettò uno sguardo sul ritratto di Sibilla Merton e giurò che qualunque cosa accadesse, le avrebbe sempre lasciato ignorare ciò ch'egli compiva per amor suo e che avrebbe sempre conservato il segreto del suo sacrificio nel più profondo del cuore.