— Ma non lo avranno! — esclamò lord Arturo ridendo.
E dopo aver calorosamente stretta la mano al giovane russo, scese precipitoso le scale, guardò di nuovo il foglietto e ordinò al suo cocchiere di condurlo a Soho-Square. Là, lo congedò e seguì a piedi la via Greek fino a piazza Bayle. Passò sotto il viadotto e si trovò in un curioso vicolo cieco, occupato da una lavanderia francese. Da un muro all'altro si stendevano numerose corde con appese delle tele bianche ondeggianti sotto l'aria mattutina.
Lord Arturo attraversò la corte e picchiò alla porta di una piccola casa verde.
Dopo qualche minuto, la porta si aprì ed apparve sulla soglia uno straniero, dall'aspetto rozzo, che gli chiese in un cattivo inglese cosa desiderasse.
Lord Arturo gli tese il biglietto del conte Rouvanoff.
Appena lo ebbe scorso l'uomo si inchinò ed invitò il giovane ad entrare in una piccola stanza.
Pochi momenti dopo, Herr Wincnel-Kopp, come veniva chiamato in Inghilterra, entrò nella stanza, con una salvietta, macchiata di vino, intorno al collo ed una forchetta in mano.
— Il conte Rouvanoff, — disse lord Arturo inchinandosi, — si è offerto di presentarmi a voi, ed io spero che vorrete concedermi un colloquio per una questione di affari. Io mi chiamo Smith... Roberto Smith, ed ho bisogno di un orologio esplosivo.
— Sono molto lieto di servirvi, lord Arturo, — replicò maliziosamente il piccolo tedesco dando in una risata. — Non mi guardate con aria così spaventata... È mio dovere di conoscere tutti: Mi rammento di avervi incontrato una sera nella casa di lady Windermere. Spero che Vostra grazia stia bene... Volete venire a sedervi vicino a me, finchè non abbia terminato di cenare?
Ho un eccellente pasticcio ed i miei amici, che sono buoni conoscitori, affermano che il mio vino del Reno è migliore di quello che si può bere all'Ambasciata di Germania.