— Tonna Pianca tella Sdaffa.... nibote pofere conte Ciofanne de’ Camia?

— Esattamente quella.

— Io conoscere molto.... sembre afer conosciute...

— E tanto meglio ancora!

— Perchè?

— Perchè mi genia, perchè ne sono diabolicamente inuzzolito.

Der teufel!

— È già questa la seconda volta che mi casca tra’ piedi.... la prima fu l’anno scorso a Parma, c’eravate voi pure.... quando le genti sue s’accapigliarono co’ Nicelli per la giumenta di babbo.... mi spiacque solo che ne morì quel malcapitato di Maso, che, per strigliare garbatamente un ginetto, non aveva il secondo.... oh, fu un delizioso affare dassenno!... ed allora la piccola spigolistra mi sguisciò di mano come un gladiatore inoliato.... c’era un farabutto di lanzo che se la tolse sotto il suo patrocinio e, per non levare uno inutile chiasso, la lasciai ire a sua posta.... ma stavolta muta specie!... ella è qui, in casa di mia sorella, sotto il medesimo tetto di me, e converrebbe fossi nato ieri perchè me la lasciassi nuovamente sfuggire!

— Eh! eh! eh! — fece il tedesco grattandosi dietro l’orecchio, com’uomo o che non intenda, o che cominci a sentirsi nello imbarazzo.

— Dico male? — gli domandò riciso il suo interlocutore.