E — in ciò dire — si tirò su la visiera, presentando agli sguardi attoniti della vecchia fantesca un bel volto di giovane bruno, dall’incarnato vivace, dalle fattezze nobili e regolari, dal sorriso altero e sdegnoso, con due neri mustacchi che gli ombravano il labro e due occhi limpidi e sfavillanti come carbonchi.
— Ma chi siete? — interrogò quella timidamente.
— Il Cavalier Nero — le rispose lo sconosciuto, tornando a cuoprirsi il viso — non chieder altro e.... conducimi, via!
— E gli zecchini?
— Eccoli qui.
E glie li porse.
La vecchia non indugiò da vantaggio e — fattogli un cenno acciò la seguisse — si volse, per infilare la scala del secondo piano. — Ma in quel punto, un rumore di passi, che veniva dall’alto, la fece arretrar sbigottita.
Qualcuno scendeva.
Era Pellegrino di Leuthen, che aveva allora compiuto la sua opera proditoria.
Il Cavalier Nero misurò, a sua volta, il pericolo di un simile incontro — e trovandosi presso l’uscio semichiuso di un ambiente che sboccava sul pianerottolo — vi si cacciò dentro senza esitare.