E signori e vassalli a farne le grasse risa, e comentare e spiattellarsi chiare tra loro le più sfacciate allusioni, ed acclamare frenetici i recitanti.
Nè manco piacquero gl’intermezzi, nel primo dei quali era figurato Sansone, che spiccava i denti alla famosa mascella d’asino con la quale sterminò i filistei e da que’ denti rampollavano amorini a danzare una moresca; nel secondo, un Nettuno trascinato da mostri marini, che finivano a tramutarsi in altrettante vaghissime naiadi, che intrecciavano tra loro una lasciva carola; nel terzo il paradiso e l’inferno, con gli spiriti de’ beati e l’anime de’ dannati ed una grande fiamma al finale; e via, via. — E sempre fanciullini camuffati da angioletti, che — per via di cantari e riboboli — spiegavano l’argomento dell’atto cui s’era per dar principio.
Pellegrino giunse sul luogo poco dopo il cominciare della rappresentazione e — mercè il pretesto d’avere un’ambasciata pel signor duca di Castro — s’aperse un passaggio tra il fitto de’ spettatori e non si diè posa che non avesse tocco della mano lo schienale del seggiolone su cui sedeva Pierluigi al fianco di sua sorella Costanza.
Allora — curvandosi al suo orecchio:
— Fostre eccellensce serfite! — gli farfugliò nel suo bastardo linguaggio — gamere tonna Pianca, uldima gamere seconte biane gastelle ferse sedentrione... chiafistelle li tentre, ghiafe, tutto io bordate fia... niente più bossipile chiutere.... foi poterfi endrare senza bericole.... atesso racazze niente temere.... tormire profontamente come marmotta!
Pierluigi gli strinse la mano e lo ringraziò con uno de’ suoi più significanti sorrisi.
La donna dagli occhi di fuoco, quella istessa, la cui vista aveva prodotto una sì viva impressione su l’incognito dal nero mantello, trovavasi assisa a poca distanza dal Farnese. — Ella notò quello scambio di sorrisi e di confidenze e ne comprese forse il segreto, poichè corrugò la fronte sì fieramente che le sopracciglia le si congiunsero alla radice del naso tanto da non formare che una linea sola: e sotto quella linea nera i suoi due grandi occhi corruscarono di un lampo di luce sinistra.
Terminata la rappresentazione, feudatari e convitati, seguiti dal loro codazzo di valletti e di birri, rientrarono nel castello. — La folla, a poco a poco, si disperse.
Suonò il coprifuoco.
Prima di ritirarsi nel proprio quartiere, donna Costanza di Santafiora volle adempiere a’ doveri dell’ospitalità, salendo in persona a visitare la giovine della Staffa, che i vincoli di sincera amicizia ond’era già legata col vecchio signore di Camia le rendevano sommamente cara ed interessante.