La trovò che s’era da poco tolta di letto; s’informò della sua salute: la richiese se avesse d’uopo di ristorarsi e — avutane in risposta come altro non desiderasse che solitudine e riposo — le fece apportare una lampana da notte e una caraffa d’aqua di fonte e baciatala su le due gote — la lasciò sola, augurandole la buona notte.

Seguendo l’esempio della contessa, quant’altri trovavansi nel castello non tardarono a ritirarsi ciascuno ne’ rispettivi alloggi e a cacciarsi tra le lenzuola.

Anche Bianca si svestì interamente e tornò a coricarsi.

La poverina non dubitava, non temeva di nulla.

Ella non aveva veduto Pierluigi Farnese.

Ma costui vigilava a suo danno.

Simulando voler mettersi in letto, egli aveva licenziato il suo segretario ed i suoi due capitani d’arme. — Ma tale non era il suo intendimento. — Egli attendeva ansioso l’ora propizia in cui avrebbe potuto seguire, con securtà, l’itinerario che gli aveva tracciato Pellegrino di Leuthen.

Mentre si toglieva la sopraveste, il giustacuore e le brache, per rimanere semplicemente con le calze ed il farsetto, egli si anticipava col pensiero le gioie che, a suo credere, quella notte doveva apportargli ed eccitava la propria fantasia ed i propri sensi col figurarsi la sorpresa, lo spavento, la reluttanza, la disperazione della sua vittima.

Imperocchè sia mestieri lo ammettere vi abbiano nature sì fattamente perverse, o pervertite, per le quali gli stessi godimenti riescono freddi, sbiaditi, insignificanti, ove non si maritino all’altrui sofferenza; esseri così profondamente malvagi, che non sanno far scaturire il loro proprio bene se non dal male degli altri.

E di questo novero era Pierluigi Farnese.