— Perchè in que’ tuoi occhi, che paiono diamanti, c’è dentro trasfusa tutta l’anima tua.... un’anima grande, bella, robusta.... un’anima di fuoco, che non cura gli ostacoli, che non teme i perigli, che, nel caso, saprebbe tutto sfidare: la morte come l’infamia... ed è all’anima soltanto che il vero amore si apprende... mel credi?....

E — in così dire — la ricinse del braccio e le stampò su le labra un ardente bacio. — Amava dassenno e quasi ugualmente temeva quella donna ancora sì giovine e già sì resolutamente determinata al male; gl’ispirava un misto tra paura e rispetto, e però si avvolpacchiava del suo meglio a mitigarne, con le blandizie, il troppo giusto risentimento.

Ma non per questo Olimpia smise il corrucciato cipiglio. Anzi:

— Per la croce! — soggiunse, respingendolo — non intendo l’amore in codesta maniera.... non ne accetto le speciose tue distinzioni fra spirito e materia... per me vale tutt’uno: è uno assieme individuo, che ha mestieri di questa quanto di quella... o dimmi: cos’è altrimente?.... amor di spirito, platonismo insensato!.... amor di materia, istintiva brutalità!.... dunque?....

— E allo istinto nulla concedi?

— Ah, cotesto solo ti muove?

— Questo solo, tel giuro!

Durante un cosiffatto colloquio, la misera Bianca, che — intravedendo nella sopravvenuta un angelo tutelare — aveva ripreso un cotal po’ di coraggio; trascinatasi ginocchione sino dappiè del letto, dove giacevano le sue vesti su di una sedia, se n’era impadronita furtivamente e se ne andava cuoprendo.

Olimpia, cui le proteste di Pierluigi parevano inclinare a più mite consiglio, talchè si disponesse a lasciar secolui quella stanza, forse per trarlo a la propria, volse fatalmente in quel punto gli sguardi sopra di lei.

Il sentimento di pudicizia, che traspariva vivissimo dalle oneste sembianze e da ogni moto dell’amabile giovinetta, mentre — con l’ansia del naufrago, che tocchi della mano la proda salvatrice — si affrettava ad occultare le proprie nudità; le produsse il medesimo effetto di una rampogna. — Si sentiva umiliata da un sì modesto e verecondo contegno tanto disforme da quello, ch’ella stessa aveva serbato in non dissimile circostanza. — Quella fanciulla tanto tenera del proprio onore, da ributtare gli amplessi di un uomo con sì disperata insistenza e da sorridere di gioia alla sola speranza di poter sfuggire a’ suoi baci; le pareva aver l’aria di volerle infliggere una severa e sferzante lezione e — con la mobilità di affetti che è tutta propria delle nature violenti — dimenticava lo sfregio sanguinoso, che il suo amante era stato sul punto di farle; dimenticava la sua gelosia; dimenticava lo stesso suo amore; per non risentirsi che di quella tacita ed involontaria censura ed opporvi un odio profondo.