— Gli è il familio della signorina di Camia arrivata oggi stesso al castello.
— Briaco?
— Non so: dorme da stamattina!
— Per Iddio.... peggio d’una marmotta!
E tirarono di lungo senza nemmanco avvertire l’altro dormiente.
Terremoto ne trasse argomento per pigliarne un sospetto anche maggiore e — senza considerare come l’ombra istessa dello immane suo corpo proiettata sul suo compagno di letto, fosse stata quella che aveva nascosto costui agli occhi de’ soldati di ronda:
— Poffare! — andava mulinando fra sè — che, per costoro, e’ si sia reso invisibile? gli è uno spediente cotesto, a cui il padrone di giù ricorre assai volte... uno de’ mezzi meglio acconci... quello di non vederlo!
E, intanto — biascicando fra i denti il vade retro Satana — lo dardeggiava di frequenti occhiate furtive.
In questa, l’oggetto delle sue paure parve scuotersi leggermente come si risvegliasse in quel punto e, adagino adagino, curandosi di non muovere il minimo rumore, si levò ritto su in piedi e lentamente, quasi camminasse su le ova, s’avviò alla chiostrata, ch’era vestibolo alle scale.
Ai sospetti, alle superstiziose apprensioni, tenne dietro, nell’animo del giovine Rinolfo, una intensa, indomabile curiosità. — Quell’uomo — seppur tale — che aspettava la quiete e il buio della notte per rimettersi in moto, non poteva mirare a nulla di rassecurante. — Forse quel suo cauto e sospettoso nottivagare racchiudeva un pericolo, una minaccia per qualcuno. — Ned egli era di tempra da rimanersene in panciolle ove reputasse altri bisognevoli di aiuto: e poi considerava trovarsi albergato in casa di buoni amici degli ottimi suoi signori e forse le tenebrose manovre dello incognito esser rivolte contro taluno di quelli; e poi gli soccorreva un pensiero anche più spaventoso: ch’e’ fosse un Nicelli inteso a’ danni della istessa sua padroncina.