— No, no — soggiunse allora il vescovo, sollevandosi con un ultimo sforzo sino a sedere sul letto — per la salvezza dell’anima mia non pronunziare di simili bestemmie!
— E un così nero delitto dovrà rimanere impunito?
— Perdoniamo, figliuolo... obbediamo a’ sublimi precetti del divin redentore!
— Ma il redentore, a sua volta, si lasciò sopraffare dalla sua collera santa e flagellò di funate i profanatori del tempio.
— Cristo era un Dio!
— Ed io nol sono, ed io non sono che una fragile creatura umana e, perciò appunto, nemmanco la suprema sapienza può esigere da me quanto è attributo esclusivo della divinità.
— Ho perdonato io: devi perdonare tu pure.
— Oh, mai.... mai!
L’accento di energica risolutezza col quale il giovine ripetè questo semplice monosillabo sbigottì siffattamente Cosimo Gheri, che ricadde accasciato sul proprio letto, e:
— Misericordia del cielo — sospirò sommesso tentando congiungere le mani convulse all’atto della preghiera — perchè non affrettate il mio trapasso così da risparmiarmi questo nuovo tormento?.... perchè dalla persona che mi fu la più cara sovra la terra debbo ascoltare propositi d’ira insensata, che sgomentano il mio spirito, che mi turbano l’agonia?