— E purchè tu medesimo n’esca un tratto con noi.

— Io?

— Oh, so troppo con quale razza di astuti io m’abbia a fare, per affidarmi alle tue concessioni e promesse!... non saremmo così sull’impalcatura del ponte, che tu daresti contrordine di rialzarlo, per precipitarci quanti siamo giù nella fossa, o ci sguinzaglieresti alle calcagna le tue barbute per acchiapparci!.... ma da galeotto a marinaro!.... i Farnesi e la volpe sono nati a un sol parto; ma, se vuoi salva la pelle, dovrai accompagnarci sin dove a noi convenga lasciarti, securi di poter proseguire il nostro cammino, senza paura di frodi.... consenti?

— Per forza!

— E, bada, ve’!... non un tentativo di tradirci!... io ti camminerò di costa con questo ferro sempre snudato nel pugno.... al minimo atto tu faccia, che solo m’ispiri un dubio, un sospetto, e te lo pianto quanto è lungo nel dosso.... m’intendi?

— Eh, gli è chiaro... ma, penso, ho a scendere, ho ad uscire in questo arnese.... in semplice farsetto.... senza nulla in capo?.... lasciate almanco....

— Oibò, oibò! — lo interruppe l’incognito, girandogli su le spalle il proprio ferraiuolo — prenditi questo; tiratene il capperuccio sul capo, e non pensar altro!... il verno è ancor lontano e non c’è rischio ti buschi imbeccate!.... ti sta bene così?

— Eh, per forza! — replicò di malumore il Farnese, avviandosi fuor della stanza, incalzato da presso dal Cavalier Nero.

Terremoto — trattasi in groppa Olimpia sempre priva de’ sensi — tenne loro dietro, insieme a Bianca, che, intanto, erasi data cura di completare il proprio abbigliamento.

Mille argomenti di dispetto s’accavalciavano nel torbido cervello di Pierluigi: avrebbe pur voluto trovar maniera di uscire con manco sfregio da quella umiliante sua situazione; ma comprese facilmente come ogni resistenza gli tornasse impossibile, azzardoso e pieno di pericoli ogni altro tentativo.