E si decise a subir rassegnato la propria sorte.

Scesero pian pianino ed in silenzio le scale e traversarono cauti il loggiato fiancheggiante il cortile sino alla castellanìa.

Ivi Pierluigi chiamò sommesso il castaldo, il quale toltosi di letto e fattosi in su l’uscio, agli ordini del possente fratello della signora, non seppe opporre la menoma osservazione.

Abbassò il ponte e schiuse la porta.

Nell’uscire, il Farnese, dietro assenso del Cavalier Nero:

— Rientrerò fra due ore — gli disse — per segnale darò tre lunghi fischi.... sta in guardia.

Ed uscirono tutti cinque all’aria aperta.

Capitolo XXI. Gli affari di Stato.

Dalla riva sinistra dell’Arda, i nostri tre fuggiaschi, con Pierluigi Farnese come mallevadore e Olimpia sempre recata in collo da Terremoto, presero a ponente, per un angusto sentieruolo che, dopo non quattro miglia di cammino, li condusse a breve tratto da Vigolo de’ Marchesi, su la destra della Chiavenna.

Al di là di questo torrentello sorge un chiostro di Benedettini erettovi nel secolo XI da Oberto II Pallavicino.