— Messere Ambrosio — continuò — fate, dunque, che vengano.

Il Recalcato — ficcatosi la penna inseparabile tra l’orecchia e la tempia sinistra — uscì dalla sala, con l’aria mesta e compunta di chi s’accinge a cosa onde già conosce l’esito negativo, e dètte l’ordine ad un camerlengo d’introdurre i deputati perugini.

Un minuto dopo il dottore Marcantonio Bartolini, Sforza degli Oddi e Mariano Felice de’ Bizzocchetti si trovavano alla presenza di Sua Beatitudine papa Paolo III, che si degnava ammetterli al bacio della santa pantofola.

Vestiti di semplice pannolano nero, con nudo il capo e dimessi nel volto come negli atti, i tre rappresentanti il priorato di Perugia si prosternarono dinanzi al pontefice, baciandogli, l’un dopo l’altro, la punta del piede destro, ch’e’ protendeva s’un cuscino di velluto chermisino a passamani e nappine di oro: e rimasero in quell’umile giacitura, sinch’egli:

— Su, su, figli miei — disse loro con la sua voce melliflua ed insinuante — rimettetevi della persona e sentiamo quale mai grave argomento vi conduca presso di noi.

— Noi veniamo alla Santità Vostra — cominciò a dire il dottor Bartolini, rizzatosi pel primo — commessi dal capo del magistrato, messere Alfano degli Alfani ed anco dal reverendissimo prolegato, monsignor Mario Aligerio, a deporre ai santissimi piedi della Beatitudine Vostra una rispettosa e fervida supplica in nome dei priori.

E s’inginocchiò una seconda volta per stendere al papa un largo piego di pergamena allacciato in croce da una fettuccia di seta a’ cui lembi erano saldati grandi suggelli di piombo.

Paolo III non lo toccò neppure della punta dell’indice; ma, con questo, fe’ un semplice cenno al Recalcato, che s’avanzò sollecito a riceverlo in suo luogo.

Quindi:

— Qual è il subbietto di cotesta supplica, — chiese dolcemente al Bartolino, che stava raddrizzandosi di bel nuovo.