— Il sale, Santità — gli rispose questi — il sale sempre!.... con la eccessiva carestia di tutte quante le biade e questo alidore ostinato che ne dà il mal prognostico pe’ futuri raccolti; la miseria... una miseria squallida, sempre crescente, tale da stringere il cuore, domina su la nostra povera terra, la quale, per via de’ suoi priori ed anco per l’umile nostro labro; invoca dalla clemenza di Vostra Paternità un sollievo a’ tanti malanni suoi, col dispensarla dal decretato soprassello.

— Che il Divino Padre ce ne dia venia. — osservò finalmente papa Farnese, con un sottile soghigno cui studiavasi dar carattere di bonario — ma sono, dunque, altrettante pecore e capre i compaesani vostri, che non si nodriscono altro che di sale.

— Peggio, Santità — insinuò con qualche amarezza Sforza degli Oddi — perocchè questo loro onninamente non basti e se ne servano solo a rendere meno indigesto e deleterio il poco e pessimo pane di afoca e di fave ch’è l’unico loro guazzinguagnolo di tutt’i giorni.... e lode ancora al Signore quando esso pure non manchi.

— E tutta codesta scarsezza di biade — fece il papa, con un tremolìo della voce che accusava la bizza — e tutta codesta siccità di terreno s’è, dunque, circoscritta intorno intorno al vostro Trasimeno che del soprassello i perugini siano i soli a lagnarsi?

— Perdono, Santità — soggiunse in mal punto il terzo dei deputati — ma e’ ci sono pure i signori Colonna di Palliano...

— I signori Colonna — lo interruppe Paolo III stizzito, battendo forte del palmo della mano sul bracciuolo del suo seggiolone — non sono che facinorosi e ribelli; gente di mal’aqua, che sciaguattano nel torbido in busca di fastidi per sè ed altri e che pigliano i tre quattrini del sale a pretesto del loro maltalento; ma che l’assistenza divina non ci abbandoni e sapremo fiaccarne la petulanza e le matte pretese!

A simile intemerata, gli emissarî perugini chinarono il capo, guatandosi l’un l’altro di sottecchi, come a richiedersi vicendevole consiglio.

E vi fu un momento di silenzio oppressivo; dopo il quale messer Marcantonio Bartolini, come il più autorevole dei tre, riprese la parola e:

— Santità — disse — non è l’altrui operare che noi vogliamo pigliarci ad esemplare o modello.... noi siamo divoti servi e sudditi fedeli della Santa Sede Apostolica e non abbiamo nè pretese da affacciare, nè lagnanze da muovere... preghiamo, supplichiamo; non altro!.... una generosa concessione aumenterebbe i titoli della gratitudine nostra; ma accoglieremo un rifiuto con reverente rassegnazione.

— E codesto — gli rispose il papa ammansato — è linguaggio buono e ragionevole! ma voi stesso, messere, non metterete pena a comprendere come, nella giustizia nostra, non ci sia lecito usare di eccezioni e privilegi a vantaggio di chicchessia.