Fu allora che — senza nobiltà di casato, senza nè beni di fortuna, nè aderenti, nè più casa e focolare domestico — il meschinello, gittato nudo e crudo sul lastrico dalla ruvidità del governatore, richiamò a presidio della disperata sua situazione le proprie fantasticherie giovenili e fermò in animo di dedicarsi al mestiere delle armi.
Barattò, quindi, la sua lunga cappa e le sue negre calze da chierico e tutto il resto dal berretto alle scarpe, contro le vesti e gli arredi soldateschi d’un lanzo, che gli furono ceduti da mastro Efraimo d’Ancona, rigattiere ambulante, e con que’ pochi che gli guernivano il borsello, s’avviò alla bella pedona ed a piccole giornate in busca di migliore ventura, pigliando per Pesaro, Rimini, Cesena, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Modena e Parma.
E adesso il lettore lo avrà già indovinato. Il nipote del vescovo di Fano, della misera vittima di Pierluigi Farnese, altri non era che Neruccio Nerucci, il giovine soldato che imparammo a conoscere nell’ultima delle mentovate città, quando vi giunse Sua Beatitudine papa Paolo III.
Capitolo IV. Una occhiata in giro.
Quanto eragli occorso in circostanza della zuffa tra i Camia ed i Nicelli per la mula papale, aveva suscitato nel cervello del nostro Neruccio un tumulto d’insueti pensieri e forse nell’animo un primo e nuovo ed incompreso affetto.
Orbato della madre sino da’ suoi più teneri anni, privo di una sorella, di una congiunta; l’elemento feminile non aveva mai esercitato nessuna influenza su la monotona e triste sua vita trascorsa sino a quell’ora sequestre dal mondo, al fianco, prima, di un padre operaio, poscia, di uno zio sacerdote. Laonde la leggiadra fanciulla inseguita dal Farnese e, per un momento, affidata dal caso alla sua salvaguardia doveva necessariamente produrgli un’assai viva impressione.
L’ultimo sguardo lanciatogli da quella giovinetta nell’atto di staccarsi da lui, eragli parso come un’arcana promessa e gli aveva fatto germogliare nel cuore tutto un vivaio di care speranze, delle quali, per altro, non giungeva a comprendere nè la natura, nè il vero obbiettivo.
Ci volle la notte ed il sonno per restituirgli la calma.
L’indomani gli parve aver sognato.
Pure l’imagine diletta gli si riaffacciava pertinace alla mente; ma egli si studiava cacciarnela quasi pensiero molesto.