Fra queste notavasi la nostra Bianca. Ella camminava al fianco delle sue due cugine, le figlie di messer Bartolomeo di Giovan Bernardino della Staffa, uno de’ Venticinque, il più ricco, il più generoso, il più influente ed insieme il più caldo dei ribelli.

Su la porta meridionale del duomo sorgeva un grande crocifisso di legno nero collocatovi espressamente perchè servisse alla solenne consacrazione della città e che attualmente può vedersi ancora entro una speciale cappella di quel magnifico tempio: e fu verso di quello che si diresse la folla processionante.

Ivi giunta, il priore smontò d’arcione e — riprese dal collega le chiavi che gli aveva rimesso scavalcando — andò a deporle a’ piedi della croce, indicando così come Perugia, che non voleva più saperne del più o meno alto dominio di un sovrano di questa terra, imitava la sublime sì, ma poco pratica idea mandata ad effetto tredici anni prima da’ fiorentini, con lo affidarsi alla diretta tutela del Redentore.

Compiuta quella pia cerimonia e mentre gli uomini in cilicio si genuflettevano salmodiando intorno intorno al crocefisso, uno dei gentiluomini, che facevano codazzo ai Venticinque, balzò su la scalea, che ammetteva alla chiesa e — voltosi al popolo affollato:

— Fratelli — gridò loro con accento ispirato — ascoltatemi!

Tutti gli si accalcarono in giro premurosamente.

Era egli il giovane Mario di Lucalberto Podiani d’una delle famiglie meglio estimate della città.

— Ascoltatemi — ripetè egli, come s’avvide che gli si prestava attenzione — giorno per noi più solenne, più decisivo di questo non s’è mai dato!.... sinora i nostri anziani si sono limitati a piegar le ginocchia, a pregare, a formolare proteste; ma, da questo giorno, noi ci prepariamo a combattere e a combattere nel divino nome di Cristo!... è una lotta a cui ci accingiamo: lotta ardita, disastrosa forse, temeraria certo, ma sempre santa contro la più iniqua, la più odiosa delle soverchierie!...... spregiando le nostre guarentige, sconoscendo i nostri privilegi, soppeditando i nostri diritti, non la intangibile persona del Sovrano Pontefice, ma i malvagi suoi consiglieri, ma quei geni malefici sotto maschera sacerdotale, che Satanasso ha posto a’ fianchi della cattedra di San Pietro, perchè cospirino a sua rovina, perchè lavorino a scredito, a detrimento, a sfacelo della religione de’ nostri padri: vogliono assolutamente farci curvare la testa, umiliarci, avvilirci, calpestarci e, perchè noi, forti in coscienza del nostro buon dritto, rifiutiamo sudditanza ed infrangiamo il violato patto di fede ligia, e’ mettono assieme bandiere e battaglie di efferati mercenarî da spingerci addosso e sperano dalla forza brutale ciò che la ragione e la giustizia loro non consente!.... ma, per la croce d’Iddio, quando s’è gustato un momento solo il soavissimo frutto della libertà, ogni più rude sacrificio ha da sembrarci leggero per difenderne la pianta e, nel santo nome del Redentore, noi la difenderemo!... l’onore e il decoro nostro ci hanno ad importare anche più della vita, perocchè in essi stiano il decoro e l’onor della patria! figuriamoci che cotesta vendereccia accozzaglia di venturieri spagnuoli, italiani e tedeschi, di ladroni d’ogni paese che la Rota Apostolica avventa contra di noi, siano come que’ iattanti francesi che il superbo re Carlo VIII voleva introdurre di viva forza in Fiorenza con l’arme inastata, e, al paro del grande Piero Capponi gridiamo loro, a nostra volta: se voi suonerete le vostre trombe, e noi daremo nelle nostre campane!...

Il popolo scoppiò in un urlo d’approvazione.

— Le città de’ dintorni — continuò l’oratore — Fuligno, Assisi, Città-di-Castello, Città-della-Pieve, Nocera-Camellaria, Trevi, Todi, Spoleti, stanno per imitare l’esempio nostro; gli osservandissimi signori di Siena consentono a rifornirci del sale; Bologna c’inanima alle difese e ci consiglia a non cedere; il serenissimo signor duca di Fiorenza c’impromette suo aiuto; messer Ridolfo Baglioni non può tardare a giungere con le sue genti di guerra; Cristo è con noi; dunque.... coraggio, fratelli e quanti sentano carità cittadina, quanti nutrano dignità d’uomini, quanti abbiano braccio non attrappito da età, da malanni o da vergognosa paura, impugnino un’arme qual sia e si dispongano a combattere, a morire per la loro terra natale!