Uno solo de’ capitani non aveva seguito i colleghi in quella gloriosa spedizione.
Era il giovinetto, che questi chiamavano il capitano Tre-Grazie.
Costui era rimasto nell’abazia di Monte degli Angioli presso di Pierluigi.
Si trovavano soli.
— Che scritto è quello? — gli chiese il duca indicandogli un foglio piegato in quarto e giacente sul tavolo, inanzi al quale egli stava seduto.
Il giovane lo spiegò e:
— Un rapporto di monsignor Filareto — rispose.
— Ah! ah!... cosa dice?
— Ho da leggere?
— No, no, poffar Bacco!... dimmene il sugo e mi basta!... Apollonio è un fiore d’uomo come se ne danno pochi: dotto, profondo, che scrive latino meglio del Fracastoro e il volgare meglio di messer Agnolo Fiorenzuola.... un tesoro, insomma!... ma quando ho a decifrare le sue zampe di gallina o ad inghiottire que’ suoi periodi eterni, che mozzano il respiro; Dio degli Dei, preferisco ammalar di renella, come m’accadde due anni fa!.... tira, dunque via: cosa dice?