— Ho veramente nome Pier Schianchino de’ Mattei; ma i miei commilitoni m’hanno ribattezzato con quello di capitano Tre-Grazie e così mi chiamo.
— Giuggiole!.... capitano, tu dici?
— Tanto io era almeno nello esercito di Sua Maestà Apostolica e Cattolica, l’imperatore di Lamagna, re delle Spagne e delle Indie.
— Ma io non posso pigliarti come tale anche fra noi, primo: perchè tutte le bandiere sono coperte; secondo: perchè mi vieni pressochè solo, non contando io per un uomo la specie di scimia, che ti fa da compagno.
L’onesto Pellegrino mise fuori un sordo grugnito di malcontento. S’intendeva facile che la qualificazione di scimia non gli andasse troppo a fagiuolo.
— Nè tanto io richiedo — fu sollecito a rispondere Tre Grazie — sono senza ingaggio e bramo impiegar bene il mio tempo: capitano o soldato m’è indifferente; solo desidero ispirare a voi ed al magnifico messer Ridolfo Baglioni qualche speciale fiducia, acciocchè mi abbiate a tenere in onore e non confondermi con la ciurmaglia e il canagliume, che brulica, senza dubio, sotto gli ordini vostri.
— E sta riposato — sclamò ridendo il capitano — che tanto io quanto messere ti adopreremo a buon conto!... la tua cera mi garba; poi, mi garbano anco que’ tuoi fari spicci e disinvolti e quel non so che di frizzante e di rodomontesco, che ti balena negli occhi... hai le fattezze d’una donnina; ma gli occhi, poffare, sono quelli di un diavolo!... se nissun altro ti voglia fare buon viso, ci sono io, Bino Signorelli, che ti accetto come mio secondo e luogotenente.... ti va?
— Capitano, io non saprei desiderare di meglio.
— Solo, se ho trovato subito il collocamento per te, non so davvero che farmi di quella tua segrenna di commilitone.
Pellegrino fece un’altra smorfia.