— È un tedesco — mormorò allora Tre-Grazie chinandosi all’orecchio del capitano — segrenna sin che vi piace, ma destro, astuto, fino come l’oro.... aggiugnete, messere, ch’e’ conosce questi luoghi palmo a palmo, meglio ancora che se vi fosse nato: voi potrete trarne il maggiore profitto come indagatore, come esploratore....
— O come spia, t’ho mangiato — concluse sghignazzando il Signorelli.
— Per cui — continuò il giovinetto — se pigliate me, come luogotenente, e tutti due noi pigliamo lui come nostr’uomo di confidenza.
— Si avrà la tua, se t’aggrada; ma la mia no, di certo.
— Mi faccio suo mallevadore!
— Oh, non scaldarti il fegato, ragazzo!.... che se ne vada, o che resti poco men cale: se hai tanto attaccamento per quel tuo tedesco del malanno e tu tientelo pure, in buona pace.... non mi domandi un baiocco, per altro!.... darò a te la tua paga: quattro ducati il giorno, il doppio ne’ giorni di battaglia e un decimo del bottino convenuto per la mia gente; ma a lui, bada bene, nemmanco un sesino: ci avrai a provedere tu stesso.... ti va?
— È quanto appunto stava per proporvi io medesimo.
Il giovine capitano sapeva bene, che le controversie co’ venturieri di quel tempo si riducevano pressochè tutte a question di quattrini.
Signorelli non aggiunse verbo; accolse il giovine nella sua tenda e disse brutalmente a Pellegrino che, se voleva coricarsi, si procacciasse un po’ di posto in su l’erba. Tre-Grazie, dal canto suo, lo incaricò, di aver cura dei cavalli.
L’indomani mattina lo stesso Signorelli veniva chiamato a sè dal Baglioni, il quale gl’intimava di spedire immantinente qualcuno de’ suoi a Perugia, che avertisse della Bastia e l’Almenna del loro prossimo arrivo.