Ormai tutto il più d’uomini su cui si potesse contare era raggruzzolato e non eravi più ragione per non rompere gl’indugi e mettersi in via.
Il Signorelli — ritornato alla propria tenda — chiese a Tre-Grazie se fosse proveduto di buon cavallo.
— Ho un nero ginetto di Spagna, — gli rispose il giovine — che va come il vento.... quando gli sono in groppa, e’ mi pare d’aver messo l’ale alle spalle, tanto mi fischia l’aria impetuosa sul viso.
— E il tuo tedesco?
— Dove io vo e lui viene, il che significa, messere che il suo cavallo non è da manco del mio: e di fatto è un eccellente puledro maggiaro.
— Se così è, figliuolo, io ho subito trovato bisogna per te.
— Ne ringrazio Iddio.
— O il diavolo ch’è tutt’uno!...
— Che si tratta di fare?
— Di montare in sella del tuo famoso ginetto e col tuo malnato tedesco alle terga, che ti faccia da scudiero o valletto, qual più ti aggrada, dare una brava corsa di tutta lena sino a Perugia.