Ma la fame e Sua Beatitudine il Papa disposero altrimenti.

Ed ecco il come.

Quel giorno di sosta, impiegato da’ papalini in un pio uficio ed in un esecrabile preparativo, era stato il colpo di grazia per gli assediati. Affiochiti dalle fatiche de’ precedenti due giorni, privi, da quattro, di ogni più tenue sostentamento; i miseri cadevano l’un dopo l’altro, a terra, accasciati dalla stanchezza e dallo sfinimento; lo stesso Ascanio della Corgna, lo stesso Andrea d’Arezzo sentivano mancarsi sotto le gambe e non avevano più nè il core, nè il senno di avisare ai pericoli della dimane. Il solo Cavalier Nero sembrava indomabile. Con le braccia incrociate, le linee del volto fieramente rattratte, egli s’aggirava, tetro e pensoso, per l’ampio cortile, sul cui lastrico giacevano quasi tutti i suoi compagni d’armi prostrati dalla più completa inanizione, e, a quando a quando, crollava superbamente la testa, come per scacciare un molesto pensiero.

— No — ripeteva egli — no, per la croce!... scannarci a vicenda tra noi, come fecero i prenestini per non arrendersi a Silla, piuttosto che darci in mano di cotesto malnato.

Ma un sordo mormorìo di malcontento rispose a quella balda dichiarazione. I suoi compagni non dividevano punto un simile aviso; l’idea di capitolare la resa s’era già impadronita dell’animo di tutti. E non ci fu modo: con l’alba del dì successivo un cencio bianco, che avrebbe voluto essere una bandiera, sventolava sul mastio di Castel Torsciano.

Pierluigi, intanto, era pur stato costretto di mutare, a sua volta, i propri divisamenti.

Nel cuore della notte gli era giunta una staffetta da Roma, con una lettera dell’ottimo e massimo suo genitore, nella quale Paolo III lo istruiva degli apparecchi belligeri che andavano facendo i Colonna di Palliano e di Rocca di Papa, insorti eglino pure a motivo della sovrimposta sul sale, e lo esortava a finirla presto co’ perugini e a trovar modo di chiamare sotto le proprie bandiere tutto quel maggior numero di capitani e di lance, che questi avessero preso al loro soldo, attesocchè — conchiudeva — fosse suo intendimento lo affidare a lui anche il comando di quella nuova spedizione.

Per due distinti motivi, il Farnese accolse non senza dispetto un simile annunzio, e perchè gli prescriveva di allontanarsi subito di Perugia, non a pena l’avesse ridotta alla impotenza; e perchè lo forzava a renunziare al suo diabolico progetto di fare un auto-da-fè dei difensori di Castel Torsciano. Ma non c’era molto a dibattere: le notizie di Sua Beatitudine erano troppo importanti, non solo per gl’interessi di Santa Madre Chiesa, ma anco per quelli — più da curarsi — della gloriosa casa Farnese e le ingiunzioni di lui troppo esplicite e perentorie; perchè potesse frullargli in capo di non far caso delle une, o di contravvenire alle altre.

Stava quindi già per impartire contrordini a quelli tra’ suoi, che si preparavano a trascinar le fascine intorno intorno al castello, per appiccarvi il fuoco: quando scorse il bianco segnale ondeggiante sul mastio.

Il cacio — come suol dirsi — gli cascava su i maccheroni.