1) che Ridolfo Baglioni si partisse securamente, con le sue genti di battaglia e con le bandiere spiegate;

2) che il duca Pierluigi Farnese entrasse in Perugia, con una guardia d’italiani a lui convenevole, senza alcun spagnuolo;

3) che prendesse possesso della città per il Papa e la conservasse in quello stato in cui era avanti la ribellione, salva la roba e la vita di tutti e l’onore delle donne.

Ma non corriamo troppo oltre ed arrestiamoci un tanto, per ritornare ai principali personaggi della nostra istoria, che il desiderio di tener dietro passo passo alle vicende politiche della Guerra del Sale, ci ha fatto, per avventura, dimenticare oltre il convenevole.

Non così Pier Schianchino de’ Mattei e Volframo di Rautzengrachenberg, o — a più giusto dire — il giovane capitano Tre-Grazie ed il vecchio Pellegrino di Leuthen, ebbero adempiuto allo incarico loro, annunziando ai capitani Panta Almenna e Gerolamo della Bastia ed ai Venticinque il prossimo arrivo di Ridolfo Baglioni; che quello — seguendo le indicazioni dello astuto tedesco — si mise tosto in giro per iscuoprire le tracce della nostra giovine Bianca.

Nè il compito doveva tornargli difficile, dappoichè Pellegrino — nella precedente sua sosta a Perugia — avesse scoperto come la fanciulla si trovasse albergata presso lo zio Bartolomeo della Staffa e dove sita la casa di costui.

Tre-Grazie non ebbe che a rendervisi, con un pretesto, per sincerarsi della esattezza di tali scoperte. E il pretesto fu subito trovato. Da’ medesimi capitani baglioneschi, a’ quali era stato commesso, aveva risaputo come il della Staffa — impaziente e dubitoso qual era del sollecito arrivo de’ richiesti soccorsi — si fosse deciso a spedire ingaggiatori suoi propri per le circostanti borgate in busca di gregari e cavalli. Trasse quindi partito da ciò per recarsi a fargli visita ed assecurarlo in persona che quei soccorsi erano in sul punto di giungere.

Messer Bartolomeo lo accolse da quel perfetto gentiluomo che era con ogni maniera amabilità e cortesie e — volendo farlo capace di sua viva riconoscenza per quanti volavano in difesa dell’amata sua patria — lo pregò istantemente acciocchè si compiacesse pigliar stanza in sua casa e posto alla sua mensa.

Tre-Grazie non avrebbe saputo domandare di meglio: toccava il cielo col dito. Tanto per rispetto alla forma, cominciò dal rifiutare l’onorevole invito; ma poi — come cedendo alle gentili sollecitazioni dell’ospite — finì ad accettarlo e — da quel giorno istesso — si trovò insediato in casa dei della Staffa, sotto il medesimo tetto che ricovrava la giovine Bianca, vale a dire: padrone del campo.

Occupata la posizione, lo studiare il piano che lo menasse a vittoria completa, non doveva essere per lui che l’affare di un attimo. E lo fu. Ne scrisse allora diffusamente al Farnese, esponendogli, in primo, il resultato de’ propri maneggi e, quindi, le sue speranze ed i suoi intendimenti per l’avvenire e gl’inviò la lettera col mezzo di Pellegrino, che ottenne ovviamente di far uscire dalla città, sotto colore di spedirlo al capitano Signorelli, con una sua particolare missiva.