Sbarazzatosi del tedesco — che, restando in Perugia, poteva essere riconosciuto e guastargli le ova nel paniere — egli si senti anche più forte. Gli pareva che nulla più al mondo potesse sovraggiungere ad attraversare i suoi progetti, i quali — come il sagace lettore può facilmente imaginario — erano tutti in odio della nostra misera Bianca.
Ai pasti cotidiani della numerosa famiglia della Staffa, egli trovavasi assiso al di lei fianco.
La giovinetta — come lo scorse — ebbe un soprassalto di terrore e un freddo brivido le corse per tutte le ossa. Le sembrava non essere quella la prima volta che si vedeva dinanzi quel volto imberbe e fortemente accentuato e che quegli occhi scintillanti si affisavano in lei. Ma — per quanto frugasse e rifrugasse ne’ più reconditi penetrali delle sue reminiscenze — mai pervenne a scovare un solo ricordo, che coonestasse una tale imaginaria supposizione.
Allora pensò, che quanto stimava rimembranza non fosse, invece, altro che presentimento e — siccome la vista del giovine ufiziale le aveva dato quasi una stretta al cuore — non potè credere che a presagio funesto ed istintivamente alienarsi da lui.
Se ne avvide Tre-Grazie e — mettendo ogni più accurato studio nel far onore al proprio nomignolo — s’industriò quanto più seppe per combattere nell’animo della fanciulla quella prevenzione di repugnanza. E tanto vi si adoprò destramente che non era ancora scorsa una mezza settimana senza che Bianca fossa costretta a mormorare fra sè:
— Perchè mai mi tormento con le strane mie ubbie?.... cotesto capitano è il più garbato giovane che mi conosca; è tutto condescendenza ed affettuose cure pe’ miei ospiti e congiunti; non mi rivolge mai verbo che non improntato della più onesta reverenza; ed io ho a serbargliene rancore?.... e di che? e perchè?.... evvia! bando una volta a queste sciocche idee da feminuccia volgare!
Se in quel tanto di brutale istinto, che pur s’incontra nell’uomo, c’è molto del cattivo, e c’è pur anche molto del buono. Certe spontanee repulsioni, che ci si manifestano inconsapevolmente al primo aspetto di una cosa, o di una persona, appartengono forse a questa seconda parte dello istinto nostro. Ma noi — con la ragione sviluppata dalla educazione e col criterio sviluppato dalla ragione — in luogo di secondarle ci adopriamo del nostro meglio a combatterle, rintuzzarle, annientarle e non sempre col nostro maggiore vantaggio.
Bianca si trovava appunto a far questo: la poverina imponeva silenzio alle provide voci del proprio istinto e — cedendo al fascino di una ben giuocata comedia — si lasciava attrarre come usignuolo dal serpe.
Non andò guari, infatti, che Tre-Grazie se n’ebbe cattivata tutta la confidenza, come già godeva quella dell’intera di lei famiglia.
Il piano di costui era della più grande semplicità. Dal modo, in cui camminavano le faccende, egli comprendeva bene che i perugini non l’avrebbero potuta durare a lungo e che il giorno di capitolare la resa non doveva essere lontano. A questo punto, tornava evidente, che i più de’ Venticinque — come quelli che reputavansi maggiormente compromessi, ed in ispeciale messer Bartolomeo della Staffa, che lo era daddovero e molto — non avrebbero indugiato a mettere il più di strada possibile tra la loro gola e il capestro, che probabilmente gli apparecchiava il Farnese. Egli, dunque, si sarebbe proposto — nella sua qualità di nuovo amico di casa — di tutelare e scortare con alquanti de’ suoi la fuga di messer Bartolomeo e la sua famiglia; avrebbe disposto in guisa che questa si operasse di notte; quindi — aiutato dalle tenebre e da’ compagni — toltasi in braccio Bianca, fatto voltar groppa al cavallo e, via, dàtogli di sprone sino alla tenda di Pierluigi.