Tre-Grazie vedeva, dunque, intessersi, filo per filo, tutto quanto il suo ordito. La proposta di accompagnare e scortar nella fuga messer Bartolomeo della Staffa ed i suoi, l’aveva già messa inanzi da vari giorni e vista accettata con la massima premura e coi segni della più viva riconoscenza. I suoi quattro scherani — che ovviamente il Baglione aveagli concesso di trattenere, pur di pensare egli stesso alle paghe respettive — gli aveva già introdotti in casa della Staffa e presentati come suoi fidi seguaci, disposti a tutto ardire, a tutto sfidare, per rendergli servizio.

Non c’era, quindi, il minimo ostacolo da temere, ed egli s’avvicinava a grandi passi, al momento, in cui veder compiuto il progetto, che aveva preparato con l’opera, sollecitato col desiderio.

Correva il 4 giugno.

Nel dì stesso una parte delle truppaglie di Ridolfo Baglioni doveva lasciare Perugia e, due dì dopo, farvi solenne ingresso il signor duca di Castro.

Conveniva, dunque, affrettarsi.

Bartolomeo della Staffa — ottemperando ai consigli o, piuttosto, alle sobillazioni del capitano Tre-Grazie — decise di non lasciar scorrere la notte di quel giorno, senza aver abbandonato la città dove il restare più a lungo sarebbe stata la massima delle imprudenze.

Scesa infatti, la notte; compiuti i debiti apprestamenti; trattasi dietro una mezza serqua di muli, che portavano in groppa i meglio arredi, le meglio suppellettili della casa, e le biancherie, i vestiari, i gioielli e le armi personali, Messer Bartolomeo della Staffa, cavalcando con tutta la sua famiglia — che si formava di un vecchio zio mezzo ebete, di tre figliuole, di un giovane cugino e della nipote Bianca, oltre cinque famigli — uscì chetamente da porta Susanna, accompagnato da Tre-Grazie e da’ quattro sbirri, che gli cavalcavano al fianco.

Fu mesto, doloroso, straziante il distacco di quei profughi dalla loro città natale, che ben comprendevano non avrebbero mai più riveduta. Messer Bartolomeo — il focoso patriota, l’intrepido guerriero, l’uomo aduso ai rischi ed alle sciagure — non sapeva impor la forza al proprio affanno e rompeva in singhiozzi.

È tanto cara la patria.

Padroneggiato quel primo ed inevitabile schianto, e datogli, con le lagrime, alquanto di sfogo e di ristoro; la mesta comitiva de’ fuggiaschi procedè silenziosa per l’aspra via dell’esilio.