La notte — che un repente annebiarsi del cielo aveva reso anche più tetra — aggiungeva tristezza a quella tanta tristezza. I muli del bagaglio andavano inanzi coi servi. Bartolomeo li seguiva a qualche distanza, col capo inclinato sul petto, tutto assorto ne’ suoi dolorosi pensieri. Gli stava al fianco lo zio, che — per lo accasciamento della persona e il modo trascurato in cui lasciava gire la propria cavalcatura — sarebbesi detto altrettanto angosciato quanto il congiunto; ma che, invece, non era che maggiormente istupidito dalla nuovità del caso. Dietro loro, si tenevano le tre figlie del capo-famiglia, elleno pure desolate e piangenti; poi veniva il giovine loro cugino e, finalmente, Bianca, indugiata ultima a bello studio dalle ciance del capitano Tre-Grazie.
Com’è facile a intendersi, per quanto il rammarico de’ suoi cari dovesse pesarle grave sul core; ella — che aveva vissuto tanto più a lungo nel Valnurese, presso dell’avolo, chè non a Perugia, presso di loro — non poteva, per l’abbandono di questa città, provarne altrettanto. — Il suo — per così esprimerci — non era che un rammarico di consenso. Ond’è che, più facilmente di chiunque altro della triste brigata, ella inchinavasi a prestare ascolto alle cortesi parole, che le andava volgendo, ad arte, il giovine capitano.
S’erano così allontanati di circa un miglio dalla città, quando costui — afferrando d’improviso le briglie della giumenta su cui ell’era seduta — la costrinse di botto a fermarsi.
Bianca — un cotal po’ allarmata da quell’atto strano ed imperioso — fu a un punto di mettere un grido. Ma Tre-Grazie la prevenne susurrandole sommessamente col tono il più rispettoso:
— Non vi spaurite, madonna! egli è che m’è parso udire il trottìo di vari cavalli, che camminino a questa volta, e vorrei sincerarmene.... statevi cheta un momento, che presti ascolto.
E scese d’arcione nell’atto di curvarsi a terra, per viemmeglio origliare.
Un rumore s’udiva di fatto ed era proprio — come lo aveva annunziato Tre-Grazie — la pesta di vari cavalli, che s’avvicinavano dalla parte di Perugia.
Comunque — mentre egli origliava — la famiglia della Staffa si slontanasse sempre più sollecitamente, tanto che non si percepiva nemmanco più il calpestio delle loro cavalcature; Bianca, a quel rumore, si tranquillò completamente, scorgendo in esso la giustificazione del modo brusco e quasi violento in cui il giovine capitano l’aveva arrestata.
Costui, per contro, ne rimase siffattamente stupito, che non sapeva prestar fede al proprio orecchio.
Era strano infatti. Egli inventava di sana pianta un supposto pericolo, onde aver pretesto per trattenere un momento la fanciulla e staccarla così dal resto della comitiva che gli tornasse più facile il mandare ad effetto il divisato rapimento; ed ecco che quel pericolo si manifestava reale: gente a cavallo procedeva effettivamente su la strada che, da Perugia, conduce al Trasimeno e — siccome non era probabile fossero pontifici, quali egli li aveva fatti supporre a Bianca per coonestare il proprio fittizio timore — ovvio resultava dovessero essere o baglioneschi o — più presumibilmente ancora — altri perugini fuggiaschi, da’ quali naturalmente nulla poteva ripromettersi di buono pe’ suoi progetti.