In quella — a rendere anche più critica la situazione del capitano — i leggieri vapori, che ingombravano il cielo, si diradarono repentinamente e, fra i lembi delle nuvolette squarciate, la luna piovve su la terra il suo candido raggio.

Bianca si guardò attorno, dall’alto della sua giumenta, e tornò a provare un senso d’indefinibile trepidazione. La carovana de’ suoi congiunti s’era già interamente dileguata dietro una sinuosità della via; inginocchiato su questa e con in pugno le briglie del proprio cavallo, Tre-Grazie stava sempre origliando in silenzio e — tra il gruppo, che formavano eglino due, e il gomito dietro il quale era sparita la famiglia della Staffa — quattro uomini tenevansi immobili, ritti su i loro cavalli.

Erano i quattro scherani di Tre-Grazie.

Tale circostanza fu appunto quella che ravvivò i timori nell’animo della giovinetta.

— Perchè? — pensava entro sè stessa — si sono dessi arrestati a loro volta, piuttostochè continuare il cammino con lo zio e con gli altri?... il capitano non ha fatto loro alcun cenno!... che abbiano notato eglino pure il medesimo calpestio?... sarebbe per lo meno strano, poichè ci andavano inanzi e noi stessi dovevamo impedir loro di avertirlo!.. che sarà dunque, mai, Gesù mio?...

Ma non dovette attender molto a saperlo.

Nell’atto istesso ch’ella rimuginava in cervello tali sue giuste apprensioni, l’uno de’ quattro sgherri, che le davano tanto a pensare, le balzò repentinamente di fianco e — sollevatala a un tratto dal suo seggio — la gettò tra le braccia di Tre-Grazie che, in quel medesimo punto, era rimontato in arcione.

La poverina volle mandare uno strido; ma costui — stringendola vivamente col braccio sinistro, e dando una spronata al proprio cavallo che spinse di nuovo in direzione di Perugia — con l’altra mano, le fece balenare sul petto l’acuta lama di una misericordia, e le intimò con voce rauca:

— O taci, o ch’io ti scanno in su l’atto!

Bianca fu per svenire.