Nella loro qualità di capi di lancia, erano costoro assai meglio sperti in ischerma e nel maneggio delle armi, chè nol potessero i semplici ribaldi seguaci di Brancaccio. N’ebbero però ben presto ragione e a suon di stoccate, li cacciarono l’un dopo l’altro giù di sella, mandandoli a vomitar nella polve l’ultima loro bestemmia. Ma rimaneva il più duro; rimaneva Brancaccio, il quale — come il lettore ricorda — aveva imparato da Gaspardo di Feltz certo suo particolare colpo di stocco a cui nessuno sfuggiva. E doveva essere un maledetto colpo dassenno, poichè non andò guari, che — prima il Felciata, poi Valentaccio lasciando redini e staffe, rotolarono anch’essi sul battuto della strada e andarono a tener compagnia ai loro caduti avversari.

Spigliatosi così d’ogni altro intoppo, Brancaccio volò a prestar soccorso a Tre Grazie, che lo chiamava a sè ad alte strida.

E n’era tempo!

Comunque trascinato a terra dalla caduta del proprio cavallo, Neruccio erasi immediatamente raddrizzato, per balzar di nuovo alle briglie di quello di Tre-Grazie ad impedirne la fuga.

Bianca intanto lo aiutava del suo meglio.

Siccome il suo rapitore aveva dovuto abbandonare la propria spada nel ventre della misera bestia proditoriamente scannata, ella pensò di disarmarlo affatto, strappandogli di cintola la misericordia e lanciandola lontano al di là delle siepi. Così Tre-Grazie, completamente inerme, venne a trovarsi senz’altro mezzo di difesa se non il far rinculare la propria cavalcatura e schivare le botte che gli ammenava il suo assalitore, occultandosi il meglio possibile dietro le spalle della fanciulla.

Un tal giuoco per altro, non poteva durare a lungo. Laonde il giovine capitano che prevedeva prossima la propria sconfitta s’era dato a gridare al compagno:

— Ehi, Brancaccio!... smetti, smetti dal battagliare.... accorri qui.... pigliati costei, e, via.... di galoppo!... recala al campo de’ papalini.... nella tenda di monsignor Pierluigi Farnese.... consegnala a lui, a lui solo, e digli....

Ma, al momento, non potè completare la frase.

Nello istesso punto, che Brancaccio — liberatosi degli altri due antagonisti ed obbedendo alle sue ingiunzioni — gli toglieva Bianca di braccio e spronava il cavallo verso Perugia; la spada di Neruccio penetrandogli nel fianco, lo trapassava fuor fuora.