Tre-Grazie rovesciò di sella mandando un gemito e — con flebile voce:

— Digli — mormorò cadendo — che è l’ultimo dono che gli fa l’amor mio.

Neruccio rimase come stupido.

Brancaccio, con la fanciulla rapita erasi già dileguato, rapido come un lampo. Pensare a inseguirlo, duplice follìa, e perchè impossibile raggiungerlo, e perchè, s’era veramente diretto verso il campo pontificio, tanto avrebbe valso il gittarsi a capo inanzi entro un abisso senza fondo. Che fare?

Intanto, a pochi passi di distanza cinque uomini contendevano alla morte i loro ultimi soffi vitali dibattendosi nelle strette dell’agonia, e dinanzi a lui un giovinetto dalle feminili sembianze arrovesciavasi a terra entro un lago di sangue.

— Un dono del suo amore? — pensò Neruccio, stranamente impressionato dalle parole profferite da costui — e quell’uomo, quel mostro, può ispirare di simili affetti!

Poi mutò alcuni passi e chiamò:

— Jacopo?

Era il nome proprio del Falciata.

— Valentaccio?