Brancaccio entrò, trascinandosi dietro la misera Bianca più morta che viva.

Quando la poveretta si vide in faccia all’uomo, che già aveva voluto sì villanamente oltraggiarla, una fiamma di verginale rossore le avvampò in volto e dovette appoggiarsi, per non cadere, al braccio istesso di colui, che la teneva stretta come prigioniera.

— Ah! ah! — ghignò Pierluigi, ringalluzzendosi e schizzando favolesche di concupiscenza da’ suoi grandi occhi, iniettati di sangue — ah! ah! la tortorella è, dunque, ricondotta al suo nido... che ti diceva io, mia bellissima, quando nel castello della mia buona sirocchia, ti saltò il grillo in capo di farmi la schizzinosa!.... mi son tale, ti dissi, che, come una volta abbia voluto e sempre ottengo quello che voglio!

Poi, indirizzatosi al berroviero:

— E chi sei tu? — gli chiese aggrottando la fronte — cosa t’ha incaricato Tre-Grazie di riferirmi?

— Io — rispose il malandrino inchinandosi con ipocrita unzione — non sono che un umile ed indegno servitore della Grazia Vostra, monsignore.... uomo d’armi, lancia spezzata, capace anche, se occorra di capitanare una bandiera e, per coraggio tanto, a prova di misericordia e bombarda.... sono nato tra Viterbo e Montefiascone in un luogo di cui non ricordo esattamente... nato in campagna; da chi?... vattel’a pesca.... e mi hanno messo a nome Brancaccio....

— Forse perchè ti piace abbrancare?

— Sì, monsignore... ma sempre per conto e benefizio di chi mel comanda.

— E che t’ha detto Tre-Grazie?

— Poco, monsignore.... poco, perchè il poverino non ha avuto l’agio di dirmene di più.